B5DDKJ0CYAAgtzJIeri sera tornavo a Tel Aviv in macchina da Gerusalemme, dove ero stata invitata a festeggiare Hannukah. Saranno state le 21, ora locale. Un’amica ci legge una mail appena ricevuta che riportava la notizia data da Channel 10, una rete tv israeliana (in ebraico), secondo cui Hamas sarebbe stato rimosso dalla lista delle organizzazioni terroristiche riconosciute dalla UE.

Cerchiamo riscontri, ma niente. Né su Twitter né sulle agenzie. Ed è così almeno per un’ora: nulla di nulla. I media israeliani twittano per lo più foto con le candeline della festa ebraica. I media internazionali non dicono nulla. Boh, pensiamo a una bufala.

Verso le 22 invece la storia si diffonde sui siti dei giornali israeliani in lingua inglese, ma viene riportata ancora in forma parziale. Qualcuno cita come causa il fatto che l’iscrizione di Hamas nella lista europea delle organizzazioni terroristiche sia stata avanzata da organismi Usa e non Ue. Altre indicano non meglio specificate ragioni formali.

Oggi la notizia ufficiale. La Corte di giustizia UE ha accolto il ricorso avanzato dai legali di Hamas a causa della natura non-probatoria delle fonti accolte dall’Unione europea, fonti informali come notizie di stampa e di siti Internet. Come riporta Ynet Hamas ha seguito la strada legale già presa in passato da un’organizzazione terroristica srilankese. Ha vinto il ricorso perché un articolo di giornale non può essere considerato “prova”. E ci mancherebbe.

Una formalità, dunque, non una decisione politica questa della UE. La stessa Corte d’altronde si è astenuta dallo scongelare il congelamento degli asset economici di Hamas in Europa. Ha cioè disposto un periodo di due mesi per raccogliere da fonti ufficiali le prove che si era limitata fin qui a raccogliere dalle rassegne stampa, e non certo per carenza di disponibilità.

Dunque tutto bene, no? Il tempo di ricevere informazioni aggiornate sugli arsenali in dotazione di Hamas, sugli omicidi compiuti da Hamas contro gli stessi palestinesi, a Gaza e nel West Bank; sugli attentati compiuti da Hamas contro civili ebrei; e poi magari anche sull’uso dei civili di Gaza come scudi umani contro Israele. Ed infine volendo non guasterebbe nanche una ri-lettura dello statuto di Hamas nella parte in cui recita “The Day of Judgment will not come until Muslims fight the Jews, when the Jew will hide behind stones and trees. The stones and trees will say, ‘O Muslim, O servant of God, there is a Jew behind me, come and kill him.Only the Gharkad tree would not do that, because it is one of the trees of the Jews” perché giustizia sia ripristinata.
Banale, no? Sarà certamente così, e tuttavia non sfugge il male di questa banalità. Non sfugge la drammatica ironia di questa maligna banalità.

La decisione della Corte UE viene alla vigilia della presentazione alle Nazioni Unite di una mozione sul riconoscimento dello Stato palestinese, della risoluzione UE sullo stesso tema e ad appena due giorni dalle celebrazioni a Gaza del compleanno di Hamas, con una parata militare in cui, insieme al poderoso arsenale in dotazione dell’organizzazione grazie ai fiumi di denaro di Qatar e Iran, hanno sfilato anche le truppe di Hamas.

I bambini armati che vedete nella foto non sono terroristi, sono vittime del terrore. È loro che dovremmo preoccuparci di salvare, noi europei, non i tagliagole che al futuro di quei bambini hanno già dato un nome: martirio.

Hamas non combatte per lo Stato palestinese ma per la distruzione dello Stato di Israele. La differenza  sembra sfuggire all’Europa.  Sembrano sfuggirle anche le implicazioni.

@kuliscioff

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