16351781-U43010693703821dJG-U43020116277460K2H-593x443@Corriere-Web-RomaIl Jobs Act universalizza regole e diritti, almeno in linea teorica. Contratto unico – invero, prevalente – e welfare universale significa che ogni lavoratore viene finalmente considerato dallo Stato egualmente meritevole di protezione ed egualmente meritevole di opportunità.

Il Jobs Act non serve a creare lavoro, ma ad universalizzare il welfare facendone leva per la occupabilità del lavoratore: un welfare non assistenziale ma pro-attivo, e non discrezionale ma universale. Il sogno scandinavo a dimensione ufficio di collocamento.

Opporsi al Jobs Act non ha senso. Che i sindacati gridino banalità apocalittiche ci può anche stare, ma che vi si oppongano anche quelli che invece dovrebbero più trarne vantaggio è un problema, per il governo.

In piazza con Cgil e Fiom vanno anche precari, o genitori di precari, a cui non è affatto chiaro il vantaggio che il Jobs Act permetterà loro di avere. Il sindacato usa argomenti retorici, fattualmente smentibili: basterebbe mostrare una slide sulla platea dei beneficiari, su chi potenzialmente guadagnerà dal futuro sistema di regole/protezioni universale del lavoro, e dimostrare che questi sono molto più numerosi di quelli che ci perdono, rispetto allo status attuale, per carpire l’attenzione dei manifestanti. Questo Renzi non lo fa.

A quelli delle piazze, anzi, Renzi sembra non voler parlare per niente, come se quelle piazze fossero il sindacato, la Camusso, Pippo Civati – machissenefrega – le oligarchie affaristico-clientelari che effettivamente hanno controllato in modo clanistico il lavoro in Italia, pubblico e privato, facendone quel territorio da apartheid che è.

Quelle piazze sono solo marginalmente questa cosa qui. Per lo più sono persone che esistono davvero nella realtà, con le loro storie grigie e tristi, e il loro futuro che è effettivamente già iniziato, ed è un futuro da disoccupati.

Renzi, il Jobs Act, deve spiegarlo proprio a loro. Deve dare non la speranza ma la certezza che domani saranno meglio tutelati, non peggio; che avranno più opportunità, non meno. Che la maggioranza di loro, anzi, avrà finalmente le opportunità e le tutele che oggi non ha né ha mai avuto in passato.

Dovrà dire loro che il welfare sarà universale, non più particolare, e sarà un investimento su ciascun lavoratore, non una carità al disoccupato. Dovrà dire loro che tutto questo funzionerà, anche senza soldi. Di soldi per il Jobs Act infatti ne servirebbero molti più di quanti il governo ne abbia a disposizione. Troppi soldi, per noi. E questo è il problema: senza soldi, il Jobs Act non ci fa ancora la Scandinavia ma non ci fa neanche essere più il Sud Africa pre-Mandela.

Se non si investe per rendere il sistema pubblico adeguato a realizzare il nuovo welfare, e farlo in modo efficiente dunque sostenibile, tenendo le persone disoccupate il meno possibile nella condizione di disoccupazione, l’universalità va a farsi benedire, e con lei le effettive opportunità per i potenzialmente occupabili ad essere aiutati a trovare o ri-trovare un lavoro. Ci ha pensato a questo Matteo Renzi?

Credo ci abbia pensato, e temo sia per questo che invece di replicare agli argomenti anti-Jobs Act dei manifestanti con gli argomenti pro-Jobs Act suoi (nostri), Renzi abbia scelto la strada più politicamente nichilista: accusare quella gente di essere pedine di un disegno che vuole spaccare. Sarà vero per le leadership sindacali, per i boiardoni di stato; non è necessariamente vero per chi manifesta un disagio reale, esperibile. A questi bisogna dare risposte, sono parte anche loro del progetto di rivoluzione nazionale. La forza politica di Renzi, d’altronde, sta appunto nella capacità di convincere alle ragioni del suo progetto innovatore una popolazione politicamente e culturalmente trasversale. Il Jobs Act ha senso anche senza soldi, ma ha un senso diverso, culturale più che sistemico. Lo spieghi tranquillamente Renzi, tanto è già evidente a tutti che non può che essere così, stante lo stato dell’economia nazionale.

L’Italia non è fatta solo di start-upper. Ed ai non -start-upper Renzi deve essere in grado di parlare, anche perché è per loro – credo – che si vuol fare il Jobs Act, ed è solo con la partecipazione loro che il Jobs Act potrà sortire gli effetti che si propone: normalizzare e universalizzare il mondo del lavoro.

@kuliscioff

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