imagesNessuno può dire quale sarà l’impatto delle riforme – come e quando verranno fatte; si può invece prevedere che non sarà negativo. Potrà essere solo marginalmente positivo, dunque non decisivo ad invertire il circolo vizioso improduttività dei fattori-debito-disoccupazione, o potrà invece essere sostanzialmente positivo, qualora effettivamente si scatenasse l‘effetto perseguito da Padoan – la massa critica che farebbe assumere alle riforme nel loro insieme un impatto superiore alla somma delle riforme prese una per una.

Vediamo bene come Renzi stia lavorando, con quale metodo, all’interno di quale coreografia politica, con quale cristallina ratio programmatica. E questo non ci rende sereni. Berlusconi è ai suoi piedi, i media celebrano messe cantate, il pensiero politico è un cimitero – c’è lui o una massa poliedrica di cialtroni, cariatidi, narcisi. Il mondo imprenditoriale non ha un’idea e non rischia su quelle altrui. Il mondo intellettuale, quello che pensa e avrebbe cose da dire, resta sotterraneo, ai margini. In Tv ci vanno per lo più i prevedibili, e ci vanno in quota. Il contesto dunque gioca a sfavore del cambiamento.

Il circostante italiano si è plasmato attorno al nuovo potere, il nuovo potere ne fa un punto di forza ma il conformismo è il più plateale indizio della debolezza di quel potere. Il conformismo non è solo delle élites,  è il collega in ufficio, la vicina di casa, è nelle candidate a Miss Italia: si parla tutti renziano come a suo tempo si parlava tutti berlusconiano; e con quale soddisfazione, quale compiacimento ci si ripete che no, noi non siamo un paese normale. Era la cosa che ci piaceva di Berlusconi: non era come gli altri leader mondiali. Era diverso, faceva battuta, guardava le tette alle colleghe: uno di noi.

Nessuno – a cominciare dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi – pare vedere come questa nostra anormalità non abbia in sé proprio nulla di buono. Abbiamo una costa magnifica e città d’arte stupende; noi le dilapidiamo. In questo consiste la nostra non-normalità: abbiamo un patrimonio, lo sperperiamo. Abbiamo un’opportunità, la rifiutiamo. Ci compiaciamo tuttavia del risolvere le cose a modo nostro, cioé male, in maniera non-sostenibile; dunque non risolvere nulla, solo differire il problema.

Saremmo non-normali nel senso di speciali se dal nulla creassimo ricchezza, cosa che noi non facciamo. Noi ci sentiamo speciali perché ci salviamo per meriti che non dipendono dalla nostra volontà, che non sono la ricompensa di uno sforzo, la realizzazione fruttuosa di un progetto. Noi siamo non-normali – e ci beiamo di esserlo – perché all’ultimo mezzo passo dal precipizio ci capita la botta di cullo che ci riporta in confort zone. E ci convinciamo oltretutto che quella botta di culo sia gratis.

Adesso speriamo nel doping europeo, i 300 miliardi di Juncker, poi c’è Expo, e chissà quali successi l’Italia nel mondo ricaverà. Possono insorgere circostanze adesso imprevedibili che cambiano le coordinate di gioco, e le cambiano a nostro favore. Chi può dirlo, anche se certo si sa che Renzi è uno fortunato. La botta di culo arriverà; il colpo di scena ci vuole per forza anche in una fiction seriale lunga che ti intrattiene un’oretta al giorno con storie e intrighi che si infittiscono sempre di più e si aggrovigliano talmente tanto che alla fine l’unico modo per dirimere il filo è un evento esterno, dirompente, completamente estraneo alla possibilità o volontà dei personaggi, completamente estraneo alla storia.

@kuliscioff

 

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