di Simona Bonfante per The Front Page

Delle elezioni italiane si è dato un sacco conto sulla stampa internazionale. Avant et aprés. Catastrofici i pronostici della vigilia, “interpretativi”, quando non negazionisti, i reportage sui risultati.

Il conservatore Times sottolinea la svolta a destra della coalizione di Berlusconi – ma se simpatia c’è, non la si lascia trapelare. Il progressista Guardian relativizza l’esito: la partecipazione è stata la più bassa nella storia quindi la vittoria, praticamente, non è una vittoria. E poi c’è la preoccupante avanzata della Northern League, enfatizzata dal quotidiano da un’immagine di Bossi senior e Bossi Trota che, certo, agli occhi del britannico lettore proprio rassicurante non deve apparire.

Il Financial Times che constata che “Berlusconi makes gains in regional elections” osservado tuttavia come il Partito democratico di Pierluigi Bersani, “quarto leader in appena due anni”, pur avendo patito una “sconfitta totale”, abbia ritenuto di rivendicare l’avanzata rispetto alle ultime europee.

Le Figaro, all’indomani delle urne, dedica un pezzo alla vittoria di Caldoro. Chissà perché! Forse il giornalista, vista la bella giornata, avrà pensato di farsi un giretto sulla costa partenopea. Il titolo – La Campanie gagnée par un poulain du «Cavaliere» – può trarre in inganno. In realtà, il neogovernatore proto-craxiano, definito un “pupillo” del Cavaliere è raccontato con pregevole verosimiglianza. In spiaggia o in barca, si sa, i giornali spopolano ed il corrispondente francese, si presume, abbia letto le interviste pre-elettorali rilasciate a pochi giorni dall’apertura delle urne, dall’ancora semisconosciuto candidato, facendone un puntuale résumé.

Assolutamente pregevole è il contributo offerto ai suoi lettori da Le Monde con una meritoria opera di sintesi audiovisiva prodotta dal corrispondente in Italia, il quale consapevole che per scriverne per benino avrebbe finito col farne praticamente un saggio, ha la brillante idea di mandare in redazione qualche foto d’archivio – Bossi e Berlusconi, Bossi da solo, Zaia, la prima della Padania… – corredate di commento sonoro nel quale racconta che “la Ligue du Nord, parti populiste et xénophobe, allié au Peuple de la liberté de Berlusconi, dirigera pour la première fois deux régions, la Vénétie et le Piémont.” E per illuminare i lettori su cosa giustifichi gli aggettivi “xenofobo” e “razzista” rivolti al partito di Umberto Bossi, l’audio-commentatore cita il federalsimo fiscale che – ammonisce – “è una roba un po’ complicata da spiegare” ma che, insomma, più o meno consiste nel fatto  che il ricco nord non ha più voglia di sprecare il proprio denaro per il sud povero e malato.

Ora, siccome la stampa internazionale al nostro paese riserva attenzione solo quando Berlusconi finisce sulla graticola per una qualunque di quelle sue bizzarre trasgressioni al galateo istituzionale universalmente condiviso, e visto che invece delle regionali le grandi testate internazionali hanno cominciato a parlare sin dalla vigilia, mettiamo al bando la modestia e approfondiamo.

Parliamo, ad esempio, di cosa scriveva l’Independent, quotidiano amato dalla sinistra-sinistra britannica sebbene, dopo anni di crisi che ne minacciavano la chiusura, si sia appena lasciato comprare dal magnate russo naturalizzato in Uk, Alexander Lebedev, già proprietario del London Evening Standard e della Novaya Gazeta, il periodico democratico-libertario moscovita sul quale scriveva la compianta Anna Politkovskaya. Ebbene, nel riportare – indignata – “gli insulti verbali lanciati dal Primo Ministro Silvio Berlusconi alla volta di una donna politica di opposizione” (leggi: Mercedes Bresso), la testata spiega ai lettori che un tale sbarellamento del premier è da imputarsi “al calo di consensi ed alla prospettiva di una sconfitta umiliante”. Profetico, no?

L’Economist invece alla vigilia non si avventura in sentieri impervi limitandosi a cavalcare l’evergreeen del Berlusconi-museruola dei media. Il solito pezzo, aggiornato degli ultimi episodi della soap “conflitto di interessi” che ormai da un quindicennio il settimanale economico londinese declina in tutte le ricorrenze comandate. Tipo, appunto, le vigilie elettorali. Il pezzo si dedica alle new entry del fantastico mondo del tirannide tycoon – Augusto Minzolini ed AgCom friends  – ed ai nuovi capi di imputazione – la chiusura di Annozero. L’impalcatura della trama regge al tempo, come un format di qualità. Ma non regge alla realtà poiché, constato il risultato, l’autorevole settimanale dovrà correggere il tiro e titolare “A surprisingly good result for Italy’s prime minister”.

Ironico le Journal du Dimanche, quotidiano sarkozienne, che ripercorre la “epica campagna” del Cavaliere, descrivendola una “commedia dell’arte” combattuta a suon di  manifestazione con 150.000 partisans ed il supporto di bizzarre iniziative editoriali, tipo il tomo “sobriamente intitolato” L’amour l’emporte toujours sur l’envie et sur la haine. Puntualmente, il giornale spiega che l’opera, “dedicata a l’Italia che sa amare”, raccoglie una parte delle 50.000 testimonianze ricevute dopo l’aggressione nelle quali i fan esortano il premier a “clonarsi”. “Proprio come un topo”, chiosa l’autore.

Ebbene, a proposito della lungoveggenza della stampa straniera sui fatti nostrani, si segnala un fenomeno curioso. Sapete su chi aveva puntato la nuova destra mediatica britannica alla vigilia elettorale? Su “Little Renato” in corsa alla conquista della città lagunare.  A rapire il Times, in particolare, le “big ideas to revive dying Venice” avanzate dal Ministro Brunetta. Ah, se solo i veneziani leggessero il Times!

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