Il referendum sulla legge Boschi – in base alla legge ordinaria (L. 352 del 1970) che regola la materia referendaria in tema di riforme costituzionali – sarebbe formulato così: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente: ‘Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione’ approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del XX aprile 2016?”.
Ma un quesito così generico su una così ampia, articolata e non omogenea serie di interventi costituzionali impedirebbe all’elettore la facoltà di discernere tra i diversi ambiti, ostacolandone la possibilità di esprimersi su ciascuno di essi distintamente. Se il quesito referendario fosse cioè un prendere o lasciare di natura plebiscitaria si contravverrebbe alla giurisprudenza costituzionale che in materia referendaria prescrive invece che il quesito sottoposto agli elettori sia puntuale, omogeneo e categorico. (Corte Costituzionale, sentenza n. 16, 1978).

La questione è stata già sollevata da costituzionalisti autorevoli – tra cui i prof Michele Ainis e Fulco Lanchester. (…) Ed è su questa strada che Radicali italiani ha deciso di muoversi, con una doppia iniziativa referendaria coordinata da Mario Staderini (ex segretario radicale e già autore del ricorso all’Onu contro l’Italia per violazione dei diritti politici in occasione dei referendum del 2013) che punterà sia al referendum parziale, sia a quello per parti separate.

Articolo integrale su Gli Stati Generali.

@kuliscioff

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