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Ci finiscono solo ricchi e potenti nelle maglie della ingiustizia-spettacolo? No, ci finiscono tutti. Perché tutti siamo mostri presunti, colpevoli predestinati in virtù della mediatizzabilità del profilo personale o del ruolo assunto in quell’intreccio che la procura tesse e la stampa ricama, usando come filo la vita altrui.

Vittima della spettacolarizzazione della giustizia può essere chiunque – come infatti è già. Gente comune usata come fiches nel gioco tra le procure e i loro ‘portavoce’ mediatici. La stampa pretende di informare sulla giustizia diramando il materiale dell’accusa, così costringendo la difesa ad una rincorsa impossibile. Una rincorsa impossibile perché l’avversario ricorre sovente a mezzi scorretti, fuori dalle regole.

Pubblicare documenti coperti da segreto, ad esempio: è una cosa che non si dovrebbe fare ma si fa. E non la si dovrebbe fare perché, una volta fatta, non è più emendabile – quando finisci in cronaca, non sei più innocente.

Ma anche pubblicare materiale sensibile per la dignità delle persone coinvolte – come le intercettazioni ‘personali’, quelle irrilevanti, quelle non ancora verificate – ebbene, anche questa è una mossa scorretta, che non serve ad altro se non a mettere in cattiva luce l’indagato e dunque a sostenere l’ipotesi dell’accusa. Non serve certo a contribuire alla scoperta della vera verità.

E così la ditta ‘giustiza spettacolo srl’ continua a segnare gol su gol, visto che praticamente gioca a porta libera – il tiro (pm-giornali) avviene quando il portiere (vittima-difesa) non è attrezzato per parare.

Il collateralismo non è tra stampa e giustizia, ma tra alcuni giornalisti ed alcuni pm. Con reciproco personalissimo vantaggio: il giornalista, dal procuratore amico, riceve leaks che ne alzeranno le quotazioni professionali. Il pubblico accusatore, dalla visibilità mediatica, guadagna in peso negoziale presso l’associazione corporativa di appartenenza, e cioè si assicura il biglietto per la trasvolata nei cieli della carriera giudiziaria.

Questo scambio, di per sé razionalissimo, ha tuttavia come moneta di scambio la dignità delle persone coinvolte, spesso ingiustamente, in un procedimento giudiziario mediatizzato.

Vittima della giustizia-spettacolo può essere chiunque, perché è il meccanismo in sé ad essere ‘corrotto’ – gli interessi politici della corporazione, il potere di auto-controllo e sanzione della magistratura e dell’ordine dei giornalisti.

Nei paesi civili si dà notorietà al processo, non alla fase inquirente né alla tesi accusatoria nella sua mera formulazione.

Il fenomeno di spettacolarizzazione dei casi giudiziari, tuttavia, in Italia non è affatto circoscritto agli episodi più noti. È tuttavia un fenomeno circoscrivibile. Per via normativa, innanzitutto, ma ancor più sensibilizzando l’opinione pubblica sul rischio, per la libertà di ciascun cittadino, del cortocircuito che “grippa” il sistema attuale.

Da qui, il blog.

Ovviamente, questa è solo un’anteprima.

Processomediatico.it nella sua versione definitiva che presto vedrete online raccoglierà dossier, documenti, testimonianze. Sarà un sito, più che un blog. Abbiamo deciso lo stesso di andare online, anche se in questa versione ancora solo embrionale. Lo abbiamo fatto per cominciare ad alimentare Processomediatico.it delle storie che ci vorrete raccontare. E poi percché la cronaca mediatico-giudiziaria incalza, rinnovando ogni giorno di più il senso di allarme ed inquietudine che ha motivato e dato vita al progetto.

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