Pannella sappiamo chi sia. Di Dalesconi si intuisce cosa sia. E pure di cosa intendere per “fascio”, una pur vaga idea l’abbiamo più o meno tutti.

Ora, si dirà, Pannella è Pannella. E le sue iperboli politico-linguistiche in fondo non resta che prenderle appunto che per iperboli. Ma se Pannella non fosse Pannella e se le sue iperboli non fossero iperboli; se convenissimo, come facciamo in privato, che chiaramente il regime autoritario è un’altra cosa, ma che certo pure la democrazia liberale è un’altra cosa; se aldilà dei riferimenti etimologici da cui l’iperbolica mostruosità del neologismo “Dalesconi”, ipotizzassimo quale strada una autentica democrazia liberale prenderebbe per superare le sue impasse, per correggere le sue storture, per ridare ai poteri istituzionali il potere che è loro – né di più né di meno – ed ai cittadini un potere più potente di quello che oggi è loro spettante (essendo questo il problema della nostra democrazia, no?), beh allora forse converremmo con Marcello Pera e la sua idea di agire una riforma costituzionale che abroghi i ma e gli e piazzati nella Carta nel climax compromissorio che l’ha concepita. Una riforma costituzionale, cioè, assunta a maggioranza, dacché una maggioranza in questo paese c’è, e pure ampia.

Orbene, se questo avesse a farsi – una nuova repubblica modellata sui desiderata della maggioranza – non si vedrebbe più la ragione per una convergenza neocostituente tra centrodestra e centrosinistra – o tra parti di centrodestra e parti di centrosinistra.

Mi si dirà: ma sarebbero le parti riformatrici a convergere e questo sarebbe garanzia di addivenire sì ad un compromesso ma ad un compromesso fedelmente rappresentativo del sentire del paese, quindi, capace di reggere il tempo, più o meno come la vecchia Carta. In più, si argomenterà, l’intesa riformatrice permetterebbe di marginalizzare, costringendoli all’irrilevanza il velleitarismo bellicoso degli uni e l’esegesi caimana, dall’altra.

Vero. Ma – mi sia concesso l’azzardo predittivo – solo sul brevissimo periodo, ché subito dopo i nodi riverrebbero al pettine.

La suggestione periana (o perista???) invece, a mio modestissimo avviso, affonda dritto dritto nella piaga del modus nascendi di una Costituzione. Sono i ma e gli e il problema.  Una Carta costituzionale non ha senso che sia un compromesso: o è liberale o è socialdemocratica. Non può essere l’uno e l’altro. Non può essere parlamentarista ma anche presidenzialista. Non può essere federalista ma anche statalista. Non può essere comprensiva di TUTTE le sensibilità dei suoi redattori perché così non fa che annichilire ciascuna di quelle sensibilità. Esattamente come è stato per le sensibilità espresse dai nostri primi padri costituenti: auto-fagocitatesi le une nelle altre. E allora?

Beh certo, ‘sto Pannella e le sue iperboli…

 

 

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