di Kuliscioff per The Front Page

Rosico mentre guardo Raiperunanotte. Rosico perché ascolto Travaglio e – oibò -sorrido. Rosico quando la metafora erotico-politica di Luttazzi raggiunge il climax e io mi dico non mi piace ma – accidenti – è decisamente meglio delle banalità ripetitive ed inconsistenti della pseudo-satira familiare dei programmucci di oggi – le Iene, la Dandini, i Fazio,… – quelli che non turbano nessuno e non fanno pensare nessuno.

Rosico perché la retorica – a suo modo coerente – dell’opinionista del manifesto e l’inconsistenza analitica del conduttore di Ballarò e l’indignazione cosmopolita della telegenica giornalista britannica di Al Jazeera rivelano in maniera così trasparente chi siano costoro, come vedano il mondo, come interpretino il ruolo di professionisti e opinion makers che, insomma, cos’altro aggiungere o polemizzare?

E dicono, questi testimonial della libertà violata, quale sia la loro mediocrità. La loro congenita incapacità di metabolizzare gli epifenomeni del mondo reale. Loro che della Tv ufficiale sono i meta-cerimonieri – Floris non ha forse fatto un spot per il canone Rai che pià nazionalpopolare non si può? -, loro che sono burocrati beneficiari di status, come un qualunque dirigente della pubblica amministrazione che sbraita contro i politici ma che si mette al loro servizio: loro che non sono che farlocchi censori del regime pur stando lì perché in “quota”.

Ebbene, rosico perché Santoro ha fatto un capolavoro. Un capolavoro di  spettacolo e pure di onestà. L’informazione non c’entra nulla, ovviamente. Santoro non fa informazione né è suo dovere farla. Lui costruisce racconti del reale. Reale che è impossibile guardare se non da un punto di vista. E il suo è quello che ha sempre più o meno cercato di negare ad Annozero per compiacere l’ipocrita imposizione dell’imparzialità del “servizio pubblico”, con il contraddittorio obbligato, la pluralità delle voci… seeeeeee!

Il reale è sempre raccontato in maniera parziale. Ma non per questo è meno vero. Certo che le intercettazioni del premier non avrebbero mai neppure potuto esser registrate ed ancor meno divulgate. Ma ci sono. Sono uscite sui giornali. E allora che fare, secretarle in pubblico lasciando che se ne parli en privé?

Certo che gli elettori di Berlusconi non sono banalmente riconducibili a quella maramaglia dozzinale che echeggia siiiiiiii e nooooooo alla piazzata propagandistica del loro leader. Ma questo lo sappiamo tutti. Lo sa pure Santoro. Come Santoro però sa che quei siiii e quei nooooo sono trippa per costruisci su un racconto. Perché Berlusconi è anche quella roba lì. E allora perché non raccontarlo?

In Raiperunanotte – a differenza della pseudo normatività della trasmissione on air  –Santoro ha reso trasparente il punto di vista suo e dell’universo intellettuale al quale, senza infingimenti né stucchevoli ipocrisie, i suoi amici – i suoi ospiti – fanno riferimento. È stato come andare a cena chez lui e sentirsi anche estranei ma finalmente a cospetto di gente che si presenta per quello che è.

Non c’è nulla di più onesto della faziosità dell’informazione. Nulla di più onesto nel sentire il grande Monicelli invocare la rivoluzione perché – possiamo dirlo? – anche i liberali – una volta sé dicentisi berlusconiani – sulla rivoluzione oggi ci metterebbero la firma. Nulla di più onesto nell’assistere live ad un Morgan strafatto che racconta lo spessore del personaggio mille volte più fedelmente di un’intervista a Max o di una morbosa soireée di Porta a Porta.

Di Raiperunanotte bisognerebbe infarcire i palinsesti. Anzi no. È sufficiente lo stratosferico successo ottenuto dalla diffusione online – e via satellite e sulle tv locali – per indurci a ritenere che l’ossessiva, regressiva battaglia per il controllo politico dell’opinione pubblica attraverso i media sia già persa. E se chi la pensa all’opposto di Santoro non è capace di creare nulla del genere – nulla di lontanamente assimilabile ad un evento mediatico che, ci piaccia o no, è già storia – beh, problemi suoi.

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