Ha un talento fuori dal comune, talento radicale. Marco Cappato è tutta un’altra storia davvero. Se lo conosci, se vedi come lavora, come guida chi lavora con lui; se solo senti cosa ha da dire, le battaglie in cui si vuole impegnare, non puoi non volerlo “al potere”.

Ho seguito Cappato e i Radicali dall’inizio della campagna elettorale, una corsa che appariva folle: presentarsi alle amministrative da solo, candidato sindaco contro Sala, Parisi e la casella grillina data a due cifre per certo, a prescindere dal nome. Da un lato, il partitone con i suoi apparati e i suoi conflitti di interesse, dall’altra il MoVimento con gli imbuti informatici e notarili della Casaleggio Associati, dall’altra ancora la coalizione con il di tutto di più di riciclati, reduci, lepenisti. E in mezzo Cappato, i Radicali, i loro referendum ed un programma di radicale liberalità che giornali e tv hanno mortificato, nella migliore delle ipotesi, in una menzione distratta a fondo articolo, ma per lo più respinto con svergognata indifferenza. E forse è proprio per questo che la follia radicale diventa contagiosa.

Artcolo integrale su Gli Stati Generali.

@kuliscioff

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