Da Strade Magazine, 17 febbraio 2016

twzTjdJmXMo3e2vnKCm08cUz9lqflbcd9AUY1V9uwMGf8ow_V8MOrWOVAoqg-cA6juVE=s170Questo pezzo è contro la mitologia dell’imprenditore. Il pretesto è la morte del signor Bialetti, il creatore della caffettiera monopolista assoluta dell’immaginario caffeinico italico finché non è arrivata Nespresso con le sue capsule globali fighette e costose.

Una bella storia di genio imprenditoriale come quella del signor Bialetti merita certamente l’entusiasmo del racconto epico, come lo meritano le storie di altri imprenditori altrettanto geniali, creativi, magari spregiudicati, magari anche fortunati ma comunque capaci tutti di arricchire simbolicamente anche noi consumatori, oltre che di arricchirsi loro. Di recente questi imprenditori vanno anche in prima serata tv, e questo è un bene.

Queste persone diventano miti perché inventano qualcosa che genera un bisogno di consumo di massa che prima non c’era. Chessò, l’iPad, Facebook, la Coca Cola. Questo tipo di imprenditore – il changemaker – è la parte più didascalicamente appassionante del libero mercato e però è l’eccezione, non la regola e, senza nulla togliere alla regola, questo andrebbe sottolineato se l’obiettivo è “fare una sana cultura imprenditoriale”, e non della mitologia.

Fuori dal mito, l’imprenditore non è un genio, non è un creatore di unicità: è uno che vede opportunità di mercato e le coglie. Il kebabbaro che fa affaroni con l’ape nel quartiere trendy della città metropolitana del Nord non ha creato un prodotto originale, ha colto un’opportunità e su quella ha investito, rischiando. T-shirt, giacche di finta pelle e leggings non li ha inventati Zara, ma il fiuto nel cogliere il potenziale del mercato low-cost, quello sì è merito suo. La signora delle pulizie che misura la domanda alla quale da sola non è in grado di far fronte, e mette sù la sua agenzia di servizi domestici capisce che c’è spazio nel mercato, e ci si infila. Questo fa l’imprenditore nella vita reale, non le app che cambiano la vita a miliardi di persone nel giro di tre ore.

Riconduciamo allora il tema alle sue dimensioni sistemiche concrete – che non sono affatto meno appassionanti delle visioni mitiche, anzi magari aiutano pure a farne percepire la eventualità in luogo della eccezionalità.

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