10359162_639582092783834_2139545235730926803_nIn Polonia un insegnante prende 500 euro al mese, un poliziotto 750. La benzina costa 1 euro e 80 a litro, l’abbonamento mensile ai mezzi 60 euro. D’altronde, un mio amico che fa il regista freelance, per un episodio di un tv reality può farne anche 600 per 3 giorni di lavoro, e una sua amica che fa la garden designer – professione ricercatissima, a quanto pare – guadagna mediamente 3000 euro al mese, al netto delle spese. Va bene anche ai professionisti del digitale. Il successo delle politiche liberali di Tusk è controverso. Le tasse sono al 22%, fare impresa conviene in maniera incommensurabile rispetto all’Europa occidentale, infatti è meta di insediamento per multinazionali – da Fiat ad Amazon a Microsoft a HP – e di delocalizzazioni e start-up per business occidentali tradizionali, dalla pizzeria alla componentistica meccanica. Gli italiani che hanno creato o spostato qui la loro impresa sono tantissimi. Se ne ha conferma dal sito della Camera di commercio. La nuova Polonia fa bene al business e all’impresa e alle nuove professioni ma è una tragedia per il ceto medio tradizionale. Se tra gli indicatori di qualitá della vita si prendono arte e cultura però il dato cambia. Si legge molto, gli artisti sono figure socialmente rispettate, e del loro mestiere campano. Teatri ovunque, festival letterari di tutti i tipi. I centri storici sono bellissimi architettonicamente, curati, vissuti, non banalizzati né omologati, né corrotti. L’atmosfera è un misto tra la Dublino Anni 80 degli U2 e la Praga dei romanzi di Kundera: bohemien ma non fighetta, anzi. C’erano sti tipi l’altra sera, a bere in questo antico bar sulla piazza centrale di Breslava, amici dell’amico che mi ospita. Dall’aspetto parevano barboni, per niente trendy né ‘maledetti’. Due erano scrittori importanti, uno un musicista – il Tom Waits polacco. Uno ha una libreria-caffé letterario in centro che è anche una specie di ritrovo di scrittori e artisti. Stanno lì fino a mattina, a bere e discutere di letteratura, cinema, politica. Ho un debole per ste cose, scusate. La nuova Polonia cresce, cresce tanto, ma per molti resta ancora più conveniente andare a fare il cameriere a Londra piuttosto che il prof nel suo paese. L’idraulico polacco alla fine è questo.

@kuliscioff

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