Se non ora quando lo dico io. Quando Lidia Ravera e quelle stronzette intellettualmente piatte, culturalmente arroganti, esteticamente noiose, socialmente castali, storicamente tramortite come lei la smetteranno di auto-proclamarsi sindacatesse della femminanza – quella alla quale, loro inconsapevoli, è dato appartenere anche a me?  Mi son rotta le palle di sentirmi dire da ste deficienti che non sono libera, solo perché loro, della infinitezza della loro illiberalità, non hanno ricavato che schiavitù. Che anzi sono una quota. Che ho bisogno del protettore di Stato, come una baldracca alle prime armi, e della sorellanza di genere come se il mio genere non si compisse nel genere altro, per alterità e sinergia, ma per comunanza – e con chi, con loro? Quelle idiote che non hanno ritegno a fare una piazzata che manco al bagaglino – tutte femminucce, laureate, emancipate, cornificate, frustrate, antipatiche, respingenti.

RaiNews ha usato i miei soldi per farcene sentire le illuminanti cazzate. Riprenderle mentre intonano orrori vocali ed accennano – sgraziate – danze di subordinazione. Ascoltarle mentre dicono che la liberazione si fa con le quote, e la parità con la legge e che il governo le deve ascoltare, a ste imbecilli, che loro sono le donne, loro lo sanno cosa è bene per le donne. E quello che è bene per le donne è che papà Stato  si occupi di loro.

Quelle vogliono fare di me una schiavetta. Una succube, una non-libera. Un encefalo sessualmente anestetizzato, culturalmente sopito, intellettualmente parcellizzato alla mono-dimensione della loro dimensione. Quella di Lidia Ravera e Concitina nostra. Ommioddio.

Sapete che penso? Penso che ce l’abbiano con le gnocchette semi-analfabete per cui i loro compagni le hanno gioiosamente cornificate. Ché i loro compagni sono intellettuali, di sinistra, libertini in privato, moralizzatori in pubblico. E comunque alla fine se le trombano tutte, i loro compagni, manco fossero….beh, lo sapete.

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