Durante le settimane di oscuramento, sulle tv private sono andate in onda trasmissioni di approfondimento serie, interessanti, persino divertenti. È andata così perché Dio ha voluto che una sua creatura, casualmente prestata al servizio della Commissione di vigilanza Rai, Marco Beltrandi, mettesse in piedi quel casino della par condicio, segnale timido ma compromettente che la giustizia divina esiste.

E giustizia divina ha voluto che per almeno un paio di settimane, invece di Stracquadanio e Donadi, delle cose politiche teleparlassero giornalisti e discussant, analisti e politologi, tutti particolarmente ispirati. E che ti facevano costoro in tv? Urlavano? Si menavano? Si davano reciprocamente del ladro e del fascista? Macché. Argomentavano. Niente di meno. Roba da paese catodicamente civile. Stavo già abituandomi a guardare il futuro televisivo con ottimistica predisposizione. Stavo giusto cominciando a sentirmi a mio agio con i canali nazionali e pacificata con il mio paese.

Ma il miracolo è durato poco. È durato finché il Tar, accogliendo il ricorso di La7 e Mediaset, ovvero sovvertendo la volontà divina, ha decretato il ritorno dei frontmen della competizione politica nazionale. Politici che le sparano mosce, assurde, infondate. E politici rivali che rilanciano con sparate ancora più mosce, più assurde, più infondate. Da cambiar canale, spegnere la tele. Capitolare. Oppure guardare la Rai che, oltre Minzolini e Gabanelli, fa le fiction, gli show con i pacchi o i documentari.

C’è ancora chi si ostina a ritenere che si vince o si perde in tv. E che più si va in tv più si vince. Tra costoro c’è Rosy Bindi. Bindi il flagello di dio. Che più c’è dice-fa-pensa-a-voce-alta e più distrugge. E ieri sera a Porta a Porta ha distrutto molto più che i maroni del pacifico telespettatore…

Ma tra gli apologeti dell’equità mediatica c’è anche Marco Pannella, che solo a sentirlo, l’altra notte, commentare il risultato elettorale e smadonnare sul regime infilandoci dentro il compendio del pensiero transradicale, transnazionale, transpartito, transgandhiano mi veniva voglia di perdere conoscenza sotto le percosse di un secondino nazistoide in forza presso le patrie galere, con la speranza di non risvegliarmi più.

Torniamo alla tv. Grillo, io non l’ho visto in tv in questa campagna elettorale. Non sapevo neanche ci fosse, il suo movimento a cinque punte (o è cinque stelle?) sulla scheda elettorale che mi sono preoccupata di studiare alla vigilia delle elezioni per poi capire che no, non avrei proprio saputo chi votare. Né perché farlo. Grillo non è andato in tv ma ha preso una caterva di voti. La Lega i voti li ha presi a prescindere dalla tv. Il Pd, andando in tv i voti, se è possibile li ha persi.

Mi ha colpito il commento amaro della Bresso, rilasciato a notte fonda, una volta constatata la sconfitta. Ha detto, la Bresso, che in questo paese governare bene non premia. Che per vincere conviene riempire la capa delle gente di stronzate populiste. In pratica, andare in tv a spararle a ruota, contro i negri – tutti stupratori – e le mucche – che quelle italiane ce l’hanno meglio – che la gente ci casca e ti vota. Ecco, fino a quel momento, sinceramente, avevo parteggiato per lei e mi dolevo della sconfitta sua come di quella di Emma Bonino, convinta che i loro programmi fossero migliori e dispiaciuta del fatto che invece gli elettori non la pensassero così. Ma quel commento…

Mi è apparsa all’improvviso la gente che mi circonda, quelli che conosco e quelli di cui mi limito ad ipotizzare il ménage. Quelli che lavorano, fanno figli, consumano, litigano per il parcheggio e per i rumori nel condominio, vanno al supermercato e comprano il Mulino Bianco perché lo vedono nella pubblicità. Quelli che la domenica comprano le paste e, se c’è bel tempo, si fanno la passeggiata e se i negozi sono aperti fanno persino shopping. Quelli che si vestono tutti uguali, con le griffe contraffatte e gli occhialoni à la Beckham. Quegli stessi stronzi che, quando è il momento, votano.

Ecco, mi son venuti in mente loro e ho capito grazie alla Bresso che tutti costoro sono null’altro che una massa informe di coglioni. Bisognerebbe commissariarli, accidenti, costringerli ad un TSO, riconoscerne l’incompatibilità con lo status di cittadinanza, negare loro la facoltà di partecipare alla decisione pubblica perché… perché semplicemente quelli non sono in grado di capire.

di Kuliscioff per The Front Page

E scriviamolo nella costituzione, cazzo, che il diritto di voto è incompatibile con il favore accordato alla Lega Nord o al Pdl. E che chi guarda l’Isola dei Famosi non può essere un cittadino, e che leggere il Giornale è come diventare procuratore passando l’esame a Reggio Calabria – cioè, essere un baro -, e che bocciare il buon governo di un bravo governante di sinistra è una volgarità paragonabile a quella storiaccia assurda secondo cui la Bindi sarebbe più bella che intelligente. Proprio una roba priva di fondamento.

E allora mi dico, pensa se la par condicio non ci fosse stata. Pensa se avessimo potuto sentirlo prima, in tv, il nobile pensiero della Bresso…

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