di Giacomo Canale*

La grave crisi economica che stiamo vivendo è destinata a cambiare molte cose. Sembra che nulla sia destinato a restare come prima e ciò non necessariamente è un male. Paradossalmente, questi sono tempi propizi per cambiamenti epocali.

In particolare, è una straordinaria occasione per i partiti socialisti mediterranei, che hanno l’occasione di adattare il loro patrimonio genetico all’ambiente sociale del XXI secolo.

Tale esito non è semplice né scontato. È, infatti, possibile ”sbandare” a sinistra, assecondando l’istintiva protesta popolare. Fortunatamente, almeno per ora, sembra che, più nolenti che volenti, i “nostri” stiano responsabilmente marciando nella giusta direzione.

Ma la gravità della crisi impone un cambio di paradigma, soprattutto con riferimento alla tipologia di Stato sociale concretamente realizzata in questa area geografica.

Argomento spinosissimo per delle forze socialiste, consapevoli delle faticose battaglie combattute per la sua realizzazione e orgogliose dei progressi sociali, economici e civili che ha permesso. Ciò detto, oggi bisogna confrontarsi con la dura realtà: il banco (lo Stato) rischia di saltare (non solo, ma) anche per colpa sua.

Occorre compiere un’operazione di verità e riconoscere che col tempo molte ombre si sono addensate su di esso; difese corporative di trattamenti non più aderenti alle mutate condizioni (pensioni); utilizzo clientelare della spesa pubblica (pubblico impiego); incapacità di apprestare adeguata tutela alle fasce sociali scarsamente rappresentate sul piano sindacale o politico (precari), ecc..

Non si tratta, beninteso, di smantellarlo rabbiosamente, ma semmai darne una versione riveduta e corretta che pragmaticamente:

– sia rivolta all’ampliamento degli spazi di autodeterminazione degli individui mediante una loro maggiore libertà morale e materiale sulla base delle loro qualità e capacità;

– sia elastico, estendendo o restringendo l’area di protezione sociale, con esclusione dei diritti fondamentali, alla luce dei vincoli di bilancio onde evitare il sorgere di ben note forme di ingiuste diseguaglianze generazioni;

– consenta lo sviluppo delle possibili politiche solidaristiche purché non  si svolgano a detrimento dei “virtuosi” e in favore dei “viziosi”, evidente aberrazione di una sana etica pubblica  (fenomeno idoneo a disgregare a lungo termine il tessuto sociale, come dimostrano sul piano continentale le manifestazioni di contrarietà e fastidio al piano di aiuto europeo e su quello nazionale i successi elettorali della Lega).

Non è un compito facile, ma non potrebbe esserci momento propizio migliore per la modernizzazione spontanea del socialismo mediterraneo, nella consapevolezza che il suo fine è la libertà dal bisogno dell’uomo e non, invece, ciò che per un secolo è stato ritenuto essere il mezzo più idoneo per conseguirlo.

* Giacomo Canale, esperto in diritto pubblico militare, è dottorando di ricerca in diritto pubblico presso l’Università degli studi di Roma Tor Vergata dove  collabora con la cattedra di diritto costituzionale.

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