B36P9UeCAAALKfsIsraele è uno stato ebraico, anche senza la inutile legge di Netanyahu. Un limite enorme. Un non ebreo viene accolto, come turista o lavoratore, ma a condizioni non paritarie. Un cittadino europeo non ebreo può naturalmente entrare nel paese con un visto turistico, che dà la possibilità di soggiornare per un massimo di tre mesi ma esclude categoricamente la possibilità per il ‘turista’ di potersi convertire a lavoratore. Anche qualora durante il soggiorno il ‘turista’ europeo ricevesse una proposta di lavoro, senza un visto ad hoc che ne regolarizzi il cambiamento di status, non potrà comunque lavorare, anche se il contratto è regolare, legale, conforme.

Ottenere il visto di lavoro non è né facile né scontato. Bisogna procedere alla richiesta e attendere che la procedura vada a buon fine. L’attesa, talora prolungata oltre i tre mesi concessi al turista soggiornante, impone quindi al potenziale lavoratore di dover tornare nel proprio paese di origine e aspettare. Aspettare quanto? Evidentemente più di quanto un qualunque datore di lavoro sia disposto ad aspettare. Nei fatti, dunque, la selezione all’ingresso si basa esclusivamente sul criterio religioso: un ebreo è ok comunque, un non-ebreo anche se potenzialmente vantaggioso per l’economia nazionale, no.

Cosa c’è di sionista nella selezione religiosa della cittadinanza israeliana?
Il sionismo, che ha dato forza teorica e politica alla nascita di Israele, non è nato per dare una terra ai seguaci della Torah ma per realizzare un’utopia – che nei fatti è poi stata realizzata davvero. Israele non ci sarebbe se non ci fossero stati i pionieri, i kibbutzim social-collettivisti, i Ben Gurion e i laicissimi campioni della letteratura israeliana. L’utopia non l’hanno realizzata gli ultra-ortodossi che non lavorano e non fanno il militare, ma tutti gli altri – spesso completamente laici – che lavorano, inventano start-up, irrigano deserti, costruiscono Iron Dome. L’ebraicità in tutto questo c’entra assai meno del sionismo, dello spirito del poter far tutto, persino realizzare la più incredibile delle utopie.

Credo servirebbe ritornare al sionismo originario, credo servirebbe ritrovare le origini europee di quel sionismo. Credo che Israele debba rientrare nell’area Schengen, perché Israele deve poter essere il paese di chi – laico o diversamente credente – voglia impegnarsi e contribuire a rinnovarne l’utopia. Dedicherò il mio soggiorno laicamente sionista a ragionare su questa cosa qui. La spiaggia di Tel Aviv, la mattina, ispira.

@kuliscioff

 

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