imageHo accolto l’invito del Senatore Monti – o di chi per lui – a partecipare al dibattito online sull’agenda Monti – come se poi, in quella agenda, vi sia qualcosa di più che la lista della spesa delle ovvietà programmatiche sciorinate da sempre, e in tutte le salse (elettorali), dagli stessi che, pur avendone avuta l’opportunità, non le hanno fatte. A cominciare da Monti. E da chi adesso lo supporta a prescindere.

Quello che Monti non fa, in questo suo parsimonioso esercizio creativo, è indicare le priorità, cioé definire il principio dal quale ricavare l’imperativo: filosofico, morale, politico.

Ecco, per me, la priorità è la burocrazia. Non basta ipotizzare come renderla efficiente: serve ragionare – costruendoci sopra una filosofia politica – sulla funzione che è propria della burocrazia. Che non è legittimare le pretese improprie, le imposizioni vessatorie, la subalternità impotente cui l’amministrazione soggioga il cittadino, ma servirlo. Pensa tu!

Perché, ad esempio, dobbiamo farci noi carico dell’incomprensibilità delle regole, ricorrendo al commercialista per calcolare le tasse e dal notaio per formalizzare l’aquisto di una casa, quando tutte le informazioni che le amministrazioni ci chiedono sono già in loro possesso?

Da qui, la mia proposta:

Un pin unico per accedere all’universo globale della burocrazia italiana, dall’anagrafe al catasto al fisco. L’onere delle amministrazioni di scambiarsi e mettere in comune i dati tra loro: è dovere dello stato servire il cittadino, non il contrario.

Gran parte delle transazioni tra cittadino e amministrazioni pubbliche sono giá online, ma in piattaforme tra loro non comunicanti e, soprattutto, con l’onere per il cittadino di rintracciare da sé le informazioni che lo riguardano. Spesso però tali informazioni si reperisono solo offline, o solo interrogando altre amministrazioni. Ergo, costano sia in tempo sia in denaro. Le compravendite immobiliari, ad esempio, fanno della mediazione notarile una costosa ma inevitabile necessitá. Basterebbe invece permettere all’interessato un’interrogazione online, in tempo reale, del catasto per verificare l’anagrafica dell’immobile e dunque la legalitá dell’operazione. Giá, ricordo, è possibile registrare su fisconline i contratti di affitto: perché non anche le compravendite? E perché non tutte le altre miriadi di operazioni burocratiche e/o fiscali che adesso impongono invece il ricorso ad un professionista terzo? Il commercialista, come appunto il notaio, attualmente sono una insopportabile tassa sull’inefficienza arrogante delle amministrazioni pubbliche.
Mentre bastano una user (il codice fiscale), una password ed un generatore di pin di sicurezza, come quelli che tutti usiamo per l’home banking, per sgravare d’emblée il cittadino di una responsabilitá che non dovrebbe essere sua. Ma serve, ovviamente, che le amministrazioni parlino tra loro, accedano ai rispettivi dati, e capiscano che essere depositari deii profili di cittadini italiani non significa divenirne gli arbitrari padroni. In sintesi, che il codice fiscale diventi la parola d’ordine per accedere al meraviglioso mondo dell’amministrazione pubblica: adesso è solo il tracking dei nostri doveri.

Se ti pare una proposta sensata, e credi che potrebbe esser utile farla conoscere in giro, ecco allora per favore fai uno sforzo e dillo qui.

Grazie

@kuliscioff

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