di mafarka per Anteprima

È vero che chi non vota non decide? E se a non votare sono in tanti? E se quei tanti – non votando – scelgono invece di decidere e contare e condizionare le decisioni ed indirizzare il cambiamento? Chi sceglie oggi di non votare, non sceglie anche di non decidere. Sceglie piuttosto di denunciare il vuoto decisionale che riempie la politica. E sceglie anche di trovare canali propri – la rete, per lo più – attraverso cui aggregare ed indirizzare costruttivamente dissenso e proposta.

Chiamiamoli “Astenuti consapevoli”.
Chiamiamoli “Decisori non votanti”.
Sono laureati, impiegati, appartengono ai livelli professionali più alti. Sono di destra e di sinistra, vivono al nord e al sud. E – come dimostrano i sondaggi – sono sempre di più. Mica vogliono il mondo senza Tav delirato da Grillo. Mica vogliono sfanculare i low cost, solo perché inquinano. E mica se lo mettono, loro, il golfino blu del giovane rottamatore, perché quella ganza inconsistenza, quel trasporto antropologico-culturale che fa così tanto Generazione Mac, al Decisore non votante non dice punto.
È un tipo pragmatico, lui. Sa che Potere vuol dire Decidere, e che Decidere vuol dire Scegliere. Vuole poter scegliere quanto spazio di libertà appaltare allo Stato, quanto rischiare, quanto farsi metabolicamente condizionare dalle nuove tecnologie. Vuole farsi lui un’idea delle cose, non farsela spiegare, la sua idea, dal giornalista ‘indipendente’ di turno. Vuole meno paternalismo e più patriottismo, nel senso che si è rotto le palle di vedere il paese di cui conserva la nazionalità stabilmente sotto la soglia dell’accettabili in tutti gli indici di civiltà – dalle patrie galere alla qualità della scuola, dall’ingiustizia della giustizia, all’ottusità della burocrazia, dall’interdizione corporativa all’autismo della politica.
Il Decisore non votante fondamentalmente c’è già. Sei tu.
E il tuo spazio è Anteprima.

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