di kuliscioff per the Front Page

Se il berlusconismo entrerà – come merita – nei curricula scolastici, io mi rifaccio il liceo. Chissà che stavolta non impari qualcosa. Perché è evidente che in quello che ci hanno insegnato, nel come ce lo hanno insegnato e nel perché ce lo hanno insegnato ci sia qualcosa che non va.

Com’è, per dire, che Berlusconi fu? E com’è che su questa domanda ci si continui ad interrogare da una pluralità di lustri senza venirne a capo sostanzialmente mai, nonostante i leaks quotidiani di Repubblica e Travaglio che il loro contributo analitico lo offrono di brutto? Ecco, ci mancano evidentemente le chiavi di lettura culturali.

Ebbene, quelle chiavi ce le deve dare la scuola. Ci devono spiegare Berlusconi. Berlusconi e la ‘libertà’. Berlusconi e l’economia. Berlusconi e la politica estera. Berlusconi e l’etica. Lui e l’estetica. Lui e l’amore. Lui e il popolo, la fede, la giustizia. Lui e il futuro. Cioè l’immortalità superomista cui tutti razionalmente aspiriamo. E questo ne fa soggetto eminentemente interdisciplinare: c’è filosofia e teologia, c’è arte e scienza. E c’è poi la storia.

Avanzo all’uopo una proposta: adottare come libri di testo:
1 – la Storia dell’Italia contemporanea di Paul Ginsborg.
2 – la Costituzione.
Non serve altro – davvero – a capire come mai nulla di più reale dell’iperrealtà berlusconiana vi fu nella storia patria repubblicana.

Credo poi che gli insegnanti debbano essere reclutati in base ai medesimi parametri adottati nel recruiting della classe dirigente che ha permesso all’-oni di farsi -ismo, al personaggio di farsi categoria, movimento, visione del mondo. E credo sia opportuno che qui il ministro Gelmini ci metta del suo. Ma su questo, ok, possiamo discutere.

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