imgresI dietologi più popolari sono quelli che promettono di cominciare la dieta con una bella gratificazione, anzi di fare della dieta una gratificazione continua. Nessun sacrificio in cambio, nessuna abitudine da perdere. Fatti questo regalo ipercalorico e goditelo. Gli 80 euro sono una gratificazione elargita in cambio di nulla. Una gratificazione elargita che poi diventa pretesa, ovvio. Quando (se) si chiederà ai beneficiari del bonus fiscale la disponibilità di cedere qualcosa, magari pretese corporative irrazionali in cambio di più efficaci diritti uniformati, credete che gli 80 euro saranno considerati la posta anticipatamente incassata per quello scambio? Dubito. Non si accetterà di cedere nulla se non in cambio di qualcos’altro. Qualcos’altro che costa e che chiede copertura nel budget pubblico.

In Italia abbiamo una tassazione pazzesca perché la spesa pubblica è sempre stata vissuta solo come carota, doping senza effetti collaterali. Il bastone che invece con quella carota veniva randellato, le tasse, all’elettore italiano sono sempre sembrate un’altra cosa, una cosa persino giusta visto che a pagarle è per lo più sempre qualcun altro, ed è impossibile capire quanto di quelle tasse vada a cosa. Si vede una cifra, in busta paga o nel modello unico, la cifra da pagare o sottrarre ai guadagni lordi. La si prende così ma non ci si chiede mai a quale spesa sia legata quella cifra, quale ‘diritto acquisito’ vi sia dietro, se il costo di quel diritto appaia razionale, quale nuova carota, magari accolta con grande popolarità, abbia invece determinato come conseguenza la tacca sulla bilancia che non scende giù. Ma l’obiettivo era quello, perdere peso, non gratificarsi per continuare ad ingrassare.

Gli 80 euro sono stati definiti una riduzione fiscale. Ottima cosa, tagliare le tasse. Ma in realtà Phastidio ci spiega che non lo sono. Gli 80 euro sono semmai una scommessa del governo Renzi sul miglioramento dell’economia italiana che sarebbe stato inevitabile secondo Renzi andando in giro a fare il Renzi. L’effetto “Renzi c’è” c’é stato ma è anche svanito, via via, per la sconcertante scelta delle priorità del governo – il Senato, non lo sviluppo – e per le scelta politiche del governo Renzi, cioé la linea economica – spesa pubblica, non generazione di ricchezza privata; le persone – figurine, non teste. Il continuo confinare il ‘male’ del paese nei bersagli più ovvi della furia popolare – i privilegiati in vista, non i molto più numerosi e diffusi privilegiati anonimi. Se si dicesse un po’ questo, e cioé che privilegiato sei anche tu, elettore renziano, la popolarità potrebbe incrinarsi, almeno all’inizio. Ma d’altronde è questa la scommessa delle riforme: il miglioramento che ne deriva sovrasta i ‘sacrifici’ che ha richiesto di fare.

Renzi offre carotine per dopare il consenso, carotine effimere – togliere lo stipendio ai senatori, i permessi sindacali ai fancazzisti; finge di sforbiciare i privilegi economici della corporazione dei magistrati, di sfanculare i tavoli sindacali salvo poi incorporare nei provvedimenti governativi cose su cui anche il più vetero-casinaro dei sindacalisti metterebbe la firma. La riforma della Pa avrebbe dovuto partire dal cittadino beneficiario del servizio; il resto – comprese esigenze ed organizzazione delle risorse umane – consegue. Come la riforma della scuola, di cui attendiamo le linee-guida, dovrebbe partire dal discente e quella del lavoro dal lavoratore – che non è solo chi cerca o trova un contratto dipendente e a tempo indeterminato.  Gli 80 euro hanno premiato i lavoratori dipendenti, dai supergarantiti con lo stesso lavoro fisso per una vita intera, a quelli che vanno di co.co.pro in co.co.pro, in un regime discontinuo ma di sostanziale garanzia. Partite Iva, aziende mono-personali che si confrontano col rischio – cifra della nostra epoca; per loro niente – né gratificazioni né opportunità. Produttori fantasma.

Ma come cambia l’Italia se non con chi produce, chi vuole produrre, chi vorrebbe produrre ma non può? Con tutto il rispetto per i 100 mila precari della scuola che si troveranno il posto fisso per il solo fatto di essere stati, a lungo, precari.

@kuliscioff

 

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