di Giacomo Canale*

È stata una settimana molto intensa in Portogallo, iniziata con la promulgazione della legge sul matrimonio omosessuale e finita con l’adozione del piano di austerità (con l’intermezzo della visita di Lula).

Il governo socialista portoghese ha quindi seguito l’esempio del più noto vicino spagnolo.  Anche in questo caso, vi sono state vivaci reazioni, che l’approvazione parlamentare non aveva sopito, spostando l’attenzione sulla promulgazione presidenziale. Il compito del Presidente Cavaco Silva (PSD) non era agevole. Bisogna, invece, dare atto di un suo comportamento irreprensibile: ha richiesto un parere al Tribunale costituzionale (nell’eterno dibattito nostrano sulle riforme costituzionali, non sarebbe male riflettere su questa opzione che potrebbe evitare lunghe e defatiganti polemiche), ottenuto il quale ha atteso che si svolgesse serenamente la visita pastorale di Benedetto XVI, promulgando la legge nella giornata contro l’omofobia, seppur personalmente contrario ma auspicando potesse porre fine alle divisioni. Semplicemente esemplare!

La visita di Lula si è svolta nell’ambito dei tradizionali incontri Luso-Brasiliani, che, stavolta, hanno avuto un particolare rilievo per tre principali ragioni:

1)     Lula, dopo i successi delle olimpiadi di Rio del 2016 e dei mondiali di calcio del 2014, continua a tessere abilmente la tela delle relazioni internazionali per sostenere la candidatura del Brasile, in qualità di membro permanente, nel Consiglio di Sicurezza e quella personale per il ruolo di segretario generale dell’ONU;

2)     è stata aperta una nuova fase di relazioni economiche tra i due paesi, fondamentale per le prospettive di sviluppo dell’economia portoghese (concretamente testimoniato dall’accordo tra la brasiliana Petrobas e la portoghese Galp per le esplorazioni petrolifere al largo della costa portoghese e dall’annuncio dell’apertura di due fabbriche ad alta tecnologia in Portogallo da parte della Embrerar – settore difesa);

3)     l’ascesa economica e politica del colosso brasiliano è vissuta dall’intero mondo lusofono come l’occasione per recuperare una centralità perduta.

Infine, il piano austerità; l’elencazione delle più importanti misure è sufficiente per darne il senso: congelamento degli stipendi; taglio del 5% dei politici e amministratori pubblici; taglio degli straordinari e dei bonus; aumento per il prossimo biennio delle imposte sui redditi da lavoro dipendente e autonomo e dell’IVA; conferma di alcune Grandi Opere (TAV Lisbona – Madrid e nuovo aeroporto di Lisbona).

Di fronte a ciò, è possibile dire che:

1)     si è registrata una responsabile convergenza tra i due principali partiti (PS e PSD) sulle rigorose misure da adottare nell’immediato, rinviando al prossimo futuro la resa dei conti;

2)      non si è comunque sacrificata sull’altare della crisi, la prospettiva di sviluppo con il mantenimento degli investimenti strategici;

3)     si apre ora il confronto sulle riforme strutturali, con gli occhi puntati sulle pensioni. D’altronde, le alternative non sembrano essere molte.

* Giacomo Canale, esperto in diritto pubblico militare, è dottorando di ricerca in diritto pubblico presso l’Università degli studi di Roma Tor Vergata dove  collabora con la cattedra di diritto costituzionale.

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