di Kuliscioff per The Front Page

“Comunque andrà a finire, in questi giorni abbiamo assistito ad un’alternativa e virtuosa canalizzazione dell’onda anti-politica che monta ormai potente in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. E se l’appeal personale di Clegg è certamente un fattore importante nella sua incredibilmente rapida ascesa politica (…), lui e i Libdem stanno giocando un ruolo cruciale nell’orientare l’attenzione del pubblico su temi che i due partiti principali hanno troppo a lungo ignorato”.

Così Katrina Vanden Heuvel, in un editoriale apparso mercoledì sulle colonne del Washington Post. Heuvel non è una contributor qualsiasi, ma il direttore ed editore della rivista eminentemente “liberal”, The Nation, presso la quale, nel 1990, lo stesso Clegg svolse un internship che, evidentemente, gli ha portato un gran bene. Il successo di Clegg – scrive l’ex capo della nuova promessa della politica inglese – è illuminante anche per quanti, “da questa parte dell’oceano”, si battono per l’affermazione di politiche alternative a quelle proposte dal mainstream. Politiche che, tuttavia, nell’attuale sistema rigidamente bipartitico statunitense non hanno chance di emergere. È questa, invece, la fortuna di Clegg che, ad esempio in politica internazionale, con la sua opposizione al Trident è riuscito a imporre in agenda le ragioni minoritarie di quelli che, pur chiaramente filo-americani, ritengono superata la vecchia formula della special relationship tra Londra ed Washington.

“Per ragioni storiche e culturali – osserva Vanden Heuvel – ci sarà sempre un legame particolare tra i due paesi. Ma a differenza dei partiti maggiori, i Libdem hanno capito che quel tipo di relazione privilegiata – in cui gli Stati Uniti assumono gli oneri del vecchio impero britannico e la Gran Bretagna fa loro da vice leale, – non serve più gli interessi di nessuno dei due paesi – se mai lo ha fatto”. L’esempio citato a supporto del ragionamento è la guerra in Irak, voluta dai laburisti, appoggiata dai conservatori ma respinta, sin dall’inizio, dalla minoranza liberal-democratica.

L’endorsement dell’opinionista del Post si conclude con l’auspicio che il caso Clegg possa insegnare qualcosa anche alla politica americana, sia per incoraggiarla a osare soluzioni innovative sia per interrogarsi sulla sostenibilità del suo modello politico. Segnale che la sbornia Obama può a questo punto già dirsi passata.

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