Bv-x7grIMAAgqXPAi tempi della prima Intifada, andavo al liceo e i fichi mettevano la kefiah, sopra la maglietta di Che Guevara. Gli altri, quelli che non mettevano né Che Guevara né kefiah, erano ‘fascisti’. Ai tempi della seconda Intifada – avevo già finito anche l’università – gli stessi fichi di prima avevano ritirato fuori dai bauli liceali la vecchia kefiah e rinnovato il guardaroba di t-shirt resistenziali, anche se nel frattempo i compagni palestinesi erano diventati i jihadisti palestinesi, non avevano più Marx ma Allah a dettare loro la linea, e la linea non erano più le pietre scagliate contro le auto dei soldati israeliani ma i giovanotti ispirati da un dio inesistente che si cingevano la panza di cinture esplosive per farsi saltare in aria nelle discoteche di Tel Aviv, insieme a quei porci dei pischelletti sionisti. Evviva la liberazione!

Anche ai tempi pre-Twitter il Medio Oriente è stato soprattutto una questione mediatica. Una questione di propaganda, insomma. Arafat questo lo aveva capito così bene da avere appunto creato l’Intifada, a tavolino, e avere la scena per sé, e dalla scena dettare la linea alle opinioni pubbliche del mondo libero e engagé. Aveva per questo diversificato la comunicazione a seconda dei pubblici di riferimento, esattamente come si fa quando si pianifica una campagna di consensus building attorno a temi potenzialmente divisivi: si dice a ciascuno quello che si vuol sentir dire, garantendo a ciscuno che quello che si dice all’altro è per finta.

Il leader di Al Fatah – non proprio meritoriamente insignito del Nobel per la Pace nonostante il segnale invero poco pacifico della pistola sempre in vista nella fondina da guerrafondaio – aveva appunto articolato un’efficientissima doppia narrativa e sostanzialmente antitetica, una narrativa inglese ed una narrativa araba: pacifismo ispirato per le audience anglofone occidentali; jihadismo convinto per gli arabi nativi nel frattempo divenuti esigenti, in fatto di contabilità mortuaria tra le vittime israeliane.

Per i fichi con la kefiah, queste cose sono inezie. La sciapa resistenziale è tornata di gran spolvero almeno quanto gli slogan da canzoncina delle serate al mare – due-popoli-due-stati e chachacha. A proposito, aggiornate Miss Italia nel Mondo Federica Mogherini, che manco ai palestinesi più spinti sta cosa dei due stati va più giù. Quelli di Hamas non vogliono uno Stato Palestinese perché semplicemente quello che vogliono è che non ci sia più uno Stato Israeliano. Cosa voglia Hamas per i palestinesi, qualora appunto lo Stato israeliano non ci fosse più, non è un mistero, basta leggerne lo statuto: vogliono la guerra contro un nuovo nemico, chiunque esso sia, una volta abbattuto il porco giudeo.

Anche ai palestinesi liberi dall’ossessione sanguinaria jihadista sta cosa dello stato palestinese convince pochissimo, praticamente per nulla. Un unico stato israeliano con i palestinesi dentro, e con pari dignità dei confratelli ebrei, potrebbe essere persino più vantaggioso per i palestinesi e non solo in termini di pace ed economia. Basta guardare alla demografia, ma per carità, meglio non addentrarsi, soprattutto per non mettere in difficoltà i militanti della resistenza estetica – lasciamo loro godere il momentum: la barba è il trend della stagione, la kefiah ci si adatta benissimo, la bandiera palestinese è TT.

Quanto è fico dirsi anti-israeliani. E c’è poco da fare, è come alle occupazioni all’ università: se solo provi a dire ‘si, ma’, sei un fascista. E poco conta che magari il povero popolo palestinese oppresso è lo stesso popolo che inneggia all’omicidio degli infedeli – non limitando la sentenza ai cittadini dello stato limitrofo ma estendendo il concetto a tutti gli ebrei, tutti i cristiani….oooops, ho detto cristiani. Mi viene in mente che lo siamo anche noi, cristiani, pur laici, atei: sempre infedeli, siamo. Ma vabbé, w la resistenza. W soprattutto la cura che i nobili resistenti palestinesi hanno nei confronti dei propri figli: mandarli a scuola delle UNRWA ad imparare i rudimenti della jihad, per esempio, o portarli in piazza con la pistola in pugno a festeggiare la vittoria sui porci sionisti costretti ad accettare il cessate il fuoco con i bombaroli che fino ad un minuto prima (ed anche per qualche minuto dopo) hanno scaricato sugli abitanti disarmati e un po’ naif dei kubbutz un paio di chilometri più in là un arsenale di razzi furiosi, incontrollati, ciechi.

La kefiah è veramente un sacco fica. Avrebbe potuto esserlo anche la svastica, d’altronde, se solo i nazisti avessero lavorato meglio alla comunicazione.

@kuliscioff

 

 

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