La Grecia è afflitta in via terminale dal più atavico dei mali mediterranei: la corruzione. L’Italia, beh, fate voi. I guai economico-democratico-sociali dell’una e gli speculari economico-democratico-sociali guai dell’altra derivano da lì. Non c’è un problema – chessò – di fancazzismo nella pubblica amministrazione, tangenti,  evasione fiscale, nepotismo, arroganza trans-istituzionale. Il problema è il marciume, incurabile, affondato nelle viscere del sistema da cui le sù menzionate occorrenze derivano. Tant’è che nessuno – né in Grecia né in Italia – quel sistema si immagina anche solo di emendare, nel profondo s’intende. Allora, mi chiedo: ma che senso ha continuare con la farsa delle misure di salvataggio – l’ultima in ordine di buffonata è la minaccia di non erogare ai greci il prestito necessario per pagare gli stipendi della sua indecentemente prolifica Pa – senza fare nulla di eccezionalmente concreto per estirpare il bubbone corruttivo? La Grecia è già un paese non più sovrano. L’Italia – sebbene si illuda del contrario – idem. Interesse dei nuovi padroni non è distruggere le sporadiche erbette ancora verdine, ma eliminare la gramigna che  ha desertificato l’ensemble. Una legione straniera al soldo di chi ha il potere (e la fondata prospettiva di mantenerlo, per un po’ almeno), tipo la Cina: un vero e proprio contingente armato, in missione estirpa-illegalità, costerebbe al finanziatore (quello che ci mette già adesso i soldi) un sacco meno, ed avrebbe effetti un sacco più benefici di qualunque ulteriore, costosissimo tentativo di considerare noi ed i fratelli greci appartenenti alle civiltà evolute. Non lo siamo, facciamocene una ragione.

Per essere chiari: manco sei mesi fa l’Irlanda era messa peggio di noi, era al default. Si è fatta prestare denaro a condizioni di strozzinaggio. Si è messa sotto per produrre – con intelligenza – quanto necessario per ripagare, ed avanzare. Così è stato. L’Irlanda è praticamente risorta. L’Irlanda è un paese civile. Ed un paese civile è anche un paese capace di meritare la sua stessa prosperità.   Noi, e la Grecia, no. Sprofondare nella miseria: pretenderete mica ci si meriti altro?

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