Il Presidente della Camera ha spiegato ieri sera ad Otto e mezzo le ragioni per cui la sovrapposizione della carica istituzionale da lui detenuta ed il ruolo politico da lui assolto in Fli non costituisca un’anomalia, soprattutto in un paese dove le anomalie sono ben altre. Lo sarebbe – ha affermato – se nelle funzioni di Presidente mi mostrassi parziale.
Se anche di anomalia si tratta, quindi, le implicazioni nocive ad essa connesse vengono come sterilizzate dalla probità soggettiva del titolare della medesima anomalia – e cioé lui. Per sottolineare il concetto, Fini porta l’esempio dei suoi vice, Lupi, Bindi, Buttiglione: svolgono la funzione in maniera impeccabile – osserva – pur occupando ruoli di primo piano nei rispettivi partiti.
Ecco, è il principio dell’anomalia innocua. Lo stesso cui è ricorso il Pd per evitare che gente come D’Alema, Veltroni o Bindi rimanessero fuori dal Parlamento pur avendo ormai ampiamente distanziato la soglia massima delle due legislature – la regola d’oro messa dai democratici in statuto per favorire quella specie di araba fenice che è il concetto di ‘ricambio generazionale’.

Lo stesso principio – l’anomalia innocua – invocato da Berlusconi, quando – era il 1994 – ancora aveva la lucidità di ammettere che evidentemente un conflitto di interessi, lui, ce l’aveva. Se io facessi cose che favoriscono me ma penalizzano gli italiani – conveniva – ci sarebbe il conflitto, ma se io invece faccio cose per il bene dei cittadini, e quindi anche il mio visto che tra i cittadini ci sono pure io, il problema non c’è. Fila, no?

Il problema è che l’anomalia non è che la legittimazione di un’interpretazione eccezionalmente discrezionale della regola. E la discrezionalità, la regola, la uccide.
Un sistema pieno di anomalie, Presidente Fini, si normalizza rimuovendo le pregresse non aggiungendone di nuove.

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