imgres-2Ho sempre pensato che valesse la pena battersi per la libertá – intesa in senso universale – della persona. La persona precede e supera la differenza di sesso, etá, razza, estrazione sociale. Abbiamo invece fatto trionfare il rivendicazionismo di genere. Lobby dei gay, delle donne, dei neri e bla bla. È la contrapposizione di interessi artificisoi. Non c’è un diritto alla rappresentanza di questo o quel gruppettino socio-antropologico. C’è solo un diritto universale, ovvero opportunitá e regole uguali per tutti. Questa è l’unica battaglia win win. Tuttavia, anche tra le persone che stimo, trionfa la convinzione che servano quote, che la discriminazione positiva – ovvero regole a favore di categorie considerate emarginate – favorisca la integrazione ecc. Le stesse persone che ieri si sono tanto agitate per le quote rosa nelle liste elettorali e delle cariche pubbliche, oggi si lamentano del fatto che in quelle quote siano state messe donne non adeguate, che non è stato il merito il criterio ecc ecc. Ormai tuttavia hanno poco da lamentarsi. Se a suo tempo, invece di battersi per le quote – rosa o gay cambia poco – si fossero intestae/i la battaglia per l’universalitá delle regole e delle opportunitá, al potere ci andrebbero i bravi che, statisticamente, sono equamente ripartiti tra generi e categorie sociali. Oggi, grazie a queste donnette, ci degradiamo al dibattito televisivo su chi è più orgogliosamente puttana – le vetero o le newcomers. Ed oggettivamente la sfida appare quanto mai ardua.

@kuliscioff

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