Schermata 2016-01-22 alle 12.56.09C’è un vuoto liberale – è la constatazione di Benedetto Della Vedova. Questo vuoto non è di idee, sostiene, ma di “presenze organizzate”.

Non c’è in Italia alcuna organizzazione politica di chiara e coerente ispirazione liberale, è vero. C’è stata e in parte continua ad esserci una pluralità di forme associative che si contendono il certificato di liberalità, ma nessuno di questi “liberali militanti” ha in realtà mai generato alcun momentum politico. Eppure di occasioni, ed etichette, nel corso del tempo ce ne sono state. E hanno anche cominciato a nascere presto, quando si è capito che il Berlusconi todo liberale non era forse nemmeno mai esistito, che fosse dunque opportuno tenere viva quella pulsione ideale, e si è pensato di farlo con attività di inseminazione intellettuale. L’esperienza a tutti noi cara di Libertiamo nasceva appunto nel cuore del centro-destra pseudo-liberale di Berlusconi.

Dunque non è un problema nuovo, quello della organizzazione politica liberale, anche volendoci limitare alla Repubblica venuta dopo la Prima. La questione però non credo consista nel chiedersi come aggregare le tante idee ed energie liberali oggi condannate all’empireo dei pochi, spesso gufi, cultori della materia, ma perché quelle idee, anche quando hanno avuto l’opportunità di organizzarsi, non sono mai riuscite a produrre nulla di politico. Non consenso, non amministrazione, non sensibilità culturale diffusa.

I liberali si parlano molto tra loro, si rassicurano, si confermano nella correttezza della propria visione, facendo attenzione a non apparire mai mainstream – anzi. Liberali di grande qualità ed efficacia divulgativa scrivono sulle principali testate cartacee e digitali. I loro interventi sono brillanti, per esposizione ed argomentazione. Vengono letti e condivisi, lo si ricava dalla popolarità e dalla qualità delle conversazioni che generano sui social. Ma i tanti buoni argomenti pro ogm e globalizzazione, pro trivelle sui nostri litorali turistici, e quelli ancora più solidi sulla necessità di tenere i settantenni a lavoro per ragioni di sostenibilità fiscale, difficilmente possono farsi “forza politica”. E questo non credo sia dovuto solo a questioni di abitudine al “populismo”, o al fatto che ci siano scelte controverse ma necessarie che impongono responsabilità, e solo i liberali ne hanno disponibilità. Credo in realtà sia una questione di debolezza logica intrinseca all’approccio non politico dei liberali.

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