di Kuliscioff per the Front Page

Capita spesso, sempre più spesso, che una coppia scoppi a pochi mesi dal matrimonio. E capita spesso, sempre più spesso, che all’origine della rottura vi sia un tradimento. Tradito Francesco Rutelli. Traditi Carra e Lusetti. Tradita Paola Binetti. Traditi tutti, manco a dirlo, dal Partito democratico. Quel nucleo utopistico-familiare che ciascuno di essi ha contribuito a creare, regolamentare, propagandare, e in rappresentanza del quale ha ottenuto uno scranno in Parlamento. Perché vi sia tradimento, tuttavia, deve supporsi l’esistenza di un patto.

Per Rutelli, il vincolo abiurato è l’impegno al riformismo. Per Carra & Co., la canonizzazione elettorale del reducismo Dc. Per Binetti, il vaticanismo realizzato. È in virtù di quel patto – sostengono i traditi – che si son fatti democrats. Ma essendo stato violato il patto – argomentano – le ragioni del matrimonio decadono. Ah sì? Ma quando mai il Partito democratico ha vincolato la sua esistenza ad un contenuto politico-valoriale del tipo di quello che i nostri adesso rivendicano? Certo non alla cerimonia di nozze, dacché all’epoca l’unica cosa certa era che non vi era nulla di certo. Ci si sposava, è vero, ma giusto per istituzionalizzare un’unione più o meno coatta, nella convinzione che, seppur suggerito da ragioni di interesse, il vincolo sacramentale avrebbe potuto, in futuro, portare pure l’amore.

Ma l’amore non è venuto. Non è bastato il loft, non è bastata l’epurazione generazionale. Non è bastata la piattaforma politico-onomatopeica altrimenti detta “ma anche”. E non è bastata – oibò – neppure la declinazione italiota dell’obamiano Yes, we can. Nulla di tutto ciò ha permesso alle più o meno utopiche aspirazioni degli sposi di realizzarsi. Un peccato, certo. Ma così è: non un tradimento, dunque, ma un fallimento.

Il Pd l’hanno fatto Veltroni, D’Alema, Bersani, Marini, Letta, Prodi… ma anche Rutelli, Carra e persino Binetti. Certo, può capitare di accorgersi dopo di aver sottostimato la vocazione fatuo-implosiva della fusione fredda. Si può certo abiurare alla sacramentale indissolubilità dell’unione e addivenire alla convinzione che non vi sia altra soluzione se non quella di divorziare. Ma la Bonino è stata eletta al Senato nelle liste del Pd. E questo è avvenuto, senza scandali, due anni orsono. Chi tradisce chi, quindi, se oggi quello stesso Pd ne sostiene la candidatura alla presidenza di una Regione?

Pin It on Pinterest

Share This