l43-renzi-131209193138_bigNessuno obbliga i membri del nuovo Pd ad andare a Ballarò, soprattutto se privi di cose rilevanti da dire. Le cose rilevanti, per un politico, non sono necessariamente note tecniche. Un politico non deve essere uno specialista, un esperto della materia. Deve semmai essere uno capace di cogliere forma e peso che ogni singola dimensione dello scibile – economia, fisco, welfare, giustizia, istruzione – assume nella dimensione complessiva delle cose. D’altronde, se così non fosse, ci si chiede perché bisognerebbe dare fiducia per la leadership del governo nazionale ad un professionista del marketing.

Alessia Morani a Ballarò è stata invitata come esponente della nuova segreteria renziana del Pd, a pochi giorni dalla divulgazione della bozza di Jobs Act. Non aveva nulla da dire ma ha ritenuto di dovevo dirlo lo stesso, come fanno in tanti. Come fanno quasi tutti. Come fanno di sicuro tutti quelli che si voleva rottamare.  A lei però, poverina, è andata male. Ne è venuta fuori la supercazzola di cui sappiamo Ma una giustificazione c’è: lei si occupa di giustizia, ha spiegato a Fabrizio Roncone, non di lavoro. È un avvocato, infatti. Renzi – sottolinea – le ha affidato l’incarico per quello, perché conosce la materia. La Morani tuttavia, prima di assumere la responsabilità nell’attuale segreteria e prima ancora di diventare parlamentare, faceva l’assessore all’Istruzione della Provincia di Pesaro e Urbino. Un avvocato chiamata ad occuparsi di scuola, quindi. E ad occuparsene bene visto il riconoscimento tributatole dal partito, prima con Bersani con un seggio parlamentare, quindi con Renzi con un abbonamento al club di quelli che alle 7.30 alle Fratte.

Per fare bene il politico, evidentemente, la competenza tecnica in una data materia non è poi così essenziale. Per un politico lo sono molto di più cose come la profondità di visione, la capacità di cogliere le dinamiche delle cose, l’insieme di queste complessità, elaborarle, e costruirci sopra la prospettiva di quel ‘domani’ al quale la dimensione politica è geneticamente votata.  I progetti – l’intervento tecnico, quindi – discendono da questo, non precedono né subordinano.

Ora, la bozza di Jobs Act presentata l’altro dì ha veramente poco di tecnico – qui i rilievi di Pietro Ichino, qui quelli di Luca Ricolfi, rilievi che quelli che si erano appassionati ed impegnati per il Matteo Renzi alter-bersaniano non ci mettono adesso il tempo di un tweet a fare propri. Infatti alla Morani non sono state poste obiezioni nel merito; sono semmai stati evidenziati aspetti generali ma politicamente contraddittori, chiesti chiarimenti su elementi dall’apparenza politicamente fumosa. Le hanno chiesto cioè cose di cui l’esponente del nuovo Pd avrebbe dovuto avere contezza, contezza piena, perché quelle cose sono i fondamenti di quella visione politica alla quale lei stessa dovrà ispirarsi per costruire il progetto del Pd per una buona, si spera, giustizia. Invece nulla. Nessun argomento, nessuna indicazione politica.

Il problema è la Morani? No che non lo è. E mi scoccia infierire visto che la questione, in fondo, è appunto che una visione politica chiara, di cui considerare necessariamente figlio questo Jobs Act – come i prossimi progetti di riforma del sistema Italia che il nuovo Pd sottoporrà al paese – in realtà non c’è, o non dà l’idea di esserci. O forse semplicemente questa visione non si ha neppure l’intenzione di costruirla, ritenendola non necessaria, superflua, addirittura dannosa.

L’Arca in effetti l’ha fatta un dilettante. Di Titanic tuttavia ne furono costruiti due – ci ricorda il New Yorker. La nave gemella si chiamava Olympic, navigò per i successivi vent’anni, trasportò persino le truppe durante la Seconda guerra mondiale.  La chiamarono “Old Reliable”, tanto si rivelò affidabile.

@kuliscioff

 

 

 

 

 

 

 

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