Si può vivere in un regime pienamente democratico, ma non essere liberi. In Italia, ad esempio, fino all’approdo del governo Monti. Governi democraticamente legittimati impegnati fino all’ultimo neurone a limitare la libertà dei sovrani, i loro deleganti. Farlo in maniera legittima, tassando, istituendo nuovi reati, nuove pene, nuove sanzioni amministrative. Imponendo poi, limiti ‘etici’ ai comportamenti individuali. Quella è ‘democrazia’ ma non è libertà.

Si può essere in un regime democraticamente commissariato e vedere invece le proprie libertà ampliarsi. Succede in alcuni dei paesi arabi neo-rivoluzionati, dove all’esercizio del voto non ancora pienamente compiuto corrisponde la soddisfazione di quei bisogni pienamente liberali – dalla libertà di parola a quella di manifestazione – di cui non c’è essere umano che non avverta l’urgenza.

Il governo Monti è un’anomalia. In nessuna democrazia occidentale i governi si designano per meriti accademici. Se questo è avvenuto, da noi, è perché la pre-esistente democrazia era tale, appunto, solo formalmente, essendo in realtà gli eletti dei cooptati, e i cooptatori dei venduti non a costituency democraticamente rilevanti, ma a lobby settarie, portatrici di interessi castali, la soddisfazione dei quali è oggettivamente, scientificamente, nociva ai più. Lobby, oltretutto, legate ai cooptatori eletti da logiche non poi così diverse da quelle che regolano le infrastrutture di potere della organizzatissima industria criminale.

Il governo Monti, quindi. La ragione per cui siamo stati ben lieti di vedere insigniti del potere di decidere – finalmente – persone serie, competenti, libere dalla ricattatoria subordinazione alle caste deviazioniste che hanno condotto il paese nella cacca – dagli avvocati, ai farmacisti ai sindacati, agli affaristi, ai parassiti (para)statali, ai giornalisti, ai professori universitari, agli imprenditori assistiti… – è perché Monti e i suoi avrebbero dovuto – e potuto – ridare, a ciascuno ed a tutti, il piacere, i vantaggi, le pragmatiche opportunità delle libertà.

Non liberalizzare la vendita (parziale) dei farmaci limita la libertà dei molti, preserva quella dei pochi di abusare della illibertà altrui. Non liberalizzare le licenze dei taxi, non falcidiare la spesa pubblica, non legalizzare il mercato degli stupefacenti, non liberalizzare gli orari di apertura dei negozi, non favorire la concorrenza nelle professioni liberali; non favorire la concorrenza tout court priva della libertà i molti, preserva quella dei pochi. Cinonostante, il governo che avrebbe dovuto avvantaggiare i molti – dando loro libertà oggi negate – ha ceduto alle ragioni rumorose dei pochi.

Il governo che ha reso anche filosofocamente accettabile il commissariamento della democrazia, non ha (ancora) saputo rendere desiderabile e non negoziabile la libertà. Sempre che agli italiani gliene freghi qualcosa.

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