Immagine Ho smarrito la carta d’identità. Non ho residenza a Roma, dove vivo, ma i carabinieri che raccolgono la mia denuncia mi dicono che non c’è problema. Si porti la patente e vada all’anagrafe del Municipio 3, quello della zona. Prima di andare, chiamo: mi confermano. Ok.

Arrivo. Al gabbiotto delle info, una signora tipo zia Maria re-dirige la mia domanda su dove andare/cosa fare al collega. Il collega, uno tipo comparsa di Gomorra, mi chiede se ho un altro documento. Gli dico che ho la patente. Risposta sbagliata: mi dice che lì si fanno duplicati solo a quelli che un altro documento non ce l’hanno. Ma come, gli dico: vi ho chiamato! Ah, ci ha chiamato? Allora, mi dice, ci vogliono almeno 3 settimane. Gli dico ok. Ah sì? Allora deve pagare – mi fa. Gli dico ok anche a quello: quanto, dove? Mi manda alla cassa, a prendere un modulo con relative marche da bollo per un importo totale di 10 euro e 60 centesimi. La cassa – per inciso – è uno sportello bancario interno agli uffici del comune. Il tipo allo sportello mi dice subito: guardi che se il modulo non è questo, non posso restituirle niente. Inutile rilevare che me l’ha detto il collega delle info, perché quello non è un collega ma “uno del comune”.

Ok. Prendo moduli e marche da bollo, aspetto un’ora, arrivo allo sportello, espongo la richiesta all’impiegata; questa va dietro a parlare col superiore, torna e mi dice: “non gliela posso fare, abbiamo una pila di così di pratiche arretrate. Vada a Ciampino o a Fiumicino: lì magari gliela fanno anche subito”.

Mi dice in pratica – testuale – di andare in un altro comune. 

Mi suona come un servizio negato – le dico.

Impassibile. Mi guarda. Ma non cede.

Me ne vado.

Ma che faccio, denuncio?

L’ho tuittato ad Alemanno: no reaction, il nostro sindaco 2.0. Credo però sarebbe costretto a farlo, se questo episodio (già segnalato all’Urp del Municipio in questione), venisse reso pubblico, anche solo condividendo questo post.

Grazie

@kuliscioff

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