imgresI dipendenti dei partiti politici che perderanno il lavoro, a causa del taglio dei finanziamenti pubblici decretati dal governo Letta, potranno da oggi confidare nel beneficio della cassa integrazione, ammortizzatore sociale pensato per sostenere i lavoratori di aziende in crisi mentre queste si ristrutturano per tornare sul mercato, e quindi a creare lavoro.

I partiti tuttavia non sono aziende in crisi da ristrutturare.

La cassa integrazione che il senato ha concesso ai dipendenti di Forza Italia, Pd ecc, non è un diritto comune a qualunque disocuppato, proprio perché è un sostegno ad un processo di rilancio aziendale, non un sussidio di disoccupazione.

Grazie all’emendamento del senatore Sposetti, tesoriere dei Ds, il diritto alla cassa integrazione è stato esteso anche ai dipendenti dei partiti che non esistono piùDs, Margherita, Alleanza Nazionale. L’emendamento Sposetti – il 16.100 – è stato approvato con il voto favorevole di tutti i partiti tranne Scelta Civica. E “tutti” vuol dire anche Movimento 5 Stelle.

I lavoratori dei partiti che perderanno il lavoro hanno diritto di essere tutelati. Non più tuttavia di altri lavoratori, diciamo, meno vicini all’attenzione del legislatore. Pari trattamento, tutele universali. Superamento, non estensione, della cassa integrazione. Un welfare per tutti, che aiuti a trovar lavoro non ad inchiodare chi ne perde uno a rinunciare anche a cercarne un altro. In fondo è questo il Jobs Act, no?

Stiamo facendo le riforme istituzionali perché tagliare i costi della politica e darsi delle regole del gioco condivise sono la pre-condizione per meritare la fiducia della gente. Però se diciamo alla gente che ci impegniamo per cambiare verso alla repubblica fondata sui privilegi, non possiamo poi dire che alcuni privilegi li teniamo ancora per un po’.

@kuliscioff

 

 

 

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