di Simona Bonfante per Libertiamo.it

Mi chiedo se si possa non provare stupore-afflizione-frustrazione nel sentire, nel pieno di una bufera globale e di una assai meno decisiva per le italiche sorti stagnazione governativa, il Presidente del Consiglio ritirare fuori il kit predisposto nel 1994, per lo start-up di Forza Italia, e ricominciare con il campionario un prodotto per ciascuno, lo stesso prodotto per tutti che si rivelò ai tempi sì innovativo ed infatti vincente. Berlusconi ha ri-fatto lo show, al congresso dei Cristiano Riformisti, 17 anni dopo. Lo stesso show di allora, praticamente un’auto-citazione in piano-sequenza.

La piazza scelta dal Premier per il lancio del remake de ‘Il sogno Silvio’ era praticamente blindata: il Vaticano vuole un deal ‘morale’ – la lotta al ‘relativismo’ gay – ed uno ‘materiale’ – gli interessi, nella fattispecie, nel settore della formazione privata.
A Berlusconi serve l’indulgenza
– chissà perché, poi! L’indulgenza non è gratis. O meglio, a Berlusconi fare leggi eticamente liberticide non costa poi sto granché: il prezzo del tagliando alla sua cristiana moralità lui lo scarica su di noi. Vedrete, la cosa sui gay non è che l’inizio. Sarà offensiva pro-life su tutta la linea. E qui neanche Ferrara – sé-dicentesi contrario, persino lui, alla mostruosità giuridica della legge sul testamento biologico proposta dalla comunità Roccella e i suoi fratelli – riuscirà ad arginare l’esondazione di iniziative eticamente liberticide che porteranno al Cavaliere il perdono. Pure la crociata anti-abortista si rivede già apparire all’orizzonte – ahinoi.

Ecco, non so che effetto abbia fatto a voi, quell’offerta pubblica di acquisto sull’establishment vaticano e la ancora più entusiasta accoglienza da parte di costoro. A me è venuta in mente la vendita delle indulgenze, quelle scismatiche, di una volta, non quelle ancora oggi legittimamente contemplate dalla religione cattolica, in un’accezione dogmatica, come fossero una specie di investimento sulla salvezza delle anime. L’indulgenza correntemente dispensata cancella gli effetti negativi di un peccato, purché sia stato “sinceramente confessato con l’intento onesto di non ripeterlo”, e così aiuta il peccatore a “fortificarsi moralmente e cambiare vita, eliminando da sé progressivamente il male interiore che dovrà ripudiare completamente”.

Berlusconi è un peccatore orgoglioso, non ha proprio nulla di cui doversi contrire. Infatti non lo fa. Lui, però è convinto – da antico, quale è – che avere la benedizione dei prelatoni ne elevi lo status, gli procuri qualcosa come una specie di immunità etica a tempo indeterminato. È per procurarsi questa benedizione che Berlusconi con il Vaticano tira fuori l’artiglieria pesante del potere pubblico democraticamente, ma transitoriamente, acquisito, mostrando al ‘cliente’ quanto spregiudicata sappia essere la sua determinazione nell’impiegare quel potere a propria discrezione.

Quel potere consiste nel fare leggi in grado di ridurre la sfera individuale di libertà (altrui), e nell’utilizzare denaro e politiche pubbliche per favorire interessi non universali: nella fattispecie quelli della holding vaticana. La quale – e come si può non sentirsene afflitti – non si fa proprio riserbo di argomentare con logica societaria il favore accordato all’intenzione del Premier di incamminarsi sulla retta via delle istanze morali, e dei desiderata materiali, della leadership vaticana. Questo ‘ravvedimento operoso’ ha evidentemente saputo indurre i dispensatori della misericordia divina a concedere al peccatore triviale, al peccatore tutto sommato sempre fungibile, quello stock di credito che il Cavaliere sente di dover riconquistare, comprandolo ovviamente a spese altrui.

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