Da Strade Magazine.

Una mattina ci siamo svegliati e l’invasore Europa non c’era più. Liberi tutti!

Basta Erasmus, fondi europei, diritto europeo, diritti europei, patti commerciali europei, lavoro europeo, shopping europeo, weekend europei, fidanzati europei. Basta regole. Basta Euro. Niente più Bruxelles e ciaone, euroburocrati!

Siamo improvvisamente noi, fortissimamente noi. Noi Italiani e la nostra invidiatissima burocrazia, la nostra stimata classe politica, il nostro Stato (discrezionale) di Diritto, i nostri diritti discrezionalmente esigibili. I nostri titoli di stato, le nostre politiche pubbliche, le nostre case abusive alle pendici del Vesuvio, le nostre macerie, i nostri condoni, il nostro latte, le nostre arance, la nostra agricoltura non-competitiva ma finalmente di nuovo libera di produrre ed esportare – dazi altrui permettendo.

E le nostre compagnie di bandiera con i prezzi propri delle compagnie di bandiera. E i nostri frigoriferi, i nostri aspirapolvere multiclonici, i nostri divani acquistabili anche online, e senza più la concorrenza di quegli stronzi dell’Ikea.

E basta valutare le nostre scuole e le nostre università; basta con quei volgari indicatori che ci assimilano, anche in questo – la formazione dei nostri studenti – agli omologhi generazionali europei.

E il nostro mercato relazionale del lavoro; la nostra proverbiale affidabilità; la nostra comprovata innovatività. La nostra emulatissima capacità di deturpare patrimoni culturali; la nostra unanime vocazione a impedire alla ricerca scientifica di ricercare, alla tecnologia di facilitare, all’impresa di non stramazzare. 
La nostra smodata vocazione a violare le leggi che noi stessi ci diamo, e ciononostante farne sempre di più – più leggi, più interpretazioni di quelle leggi, più sostanziale inattualità, inapplicabilità, inconoscibilità di quelle stesse leggi.

E le balle che ci raccontiamo – anche quelle potremo finalmente rimbalzarcele solo inter nos.

E quanti governi potremo far cadere, e quante elezioni – al voto, al voto! – e quante campagne elettorali e manovrine espansive e sanatorie. E, ovvio, niente più salassi fiscali emergenziali, niente più clausole di salvaguardia, niente più ansia da spread – niente più doveri, una volta fuori dall’Europa.

Eccoci qui, padroni delle nostre sterminate praterie di opportunità. Con un unico problema: siamo noi contro gli altri, e gli altri che prima erano noi (gli europei) sono adesso diventati loro – e ce ne sono 28, di loro, solo in quel luogo comune che prima eravamo noi, l’Europa.

Eccoci qui quindi, maniche rimboccate a spalare fango e scavare trincee. Bisogna difendersi dai cinesi, c’è l’olio greco da sterminare – e c’è Google, cazzo!

Ma ci sarà lavoro per tutti, una volta fuori dall’Europa. Pensa solo alle frontiere – quanti doganieri, quanti nuovi security men dovremo arruolare – o corrompere – per farci passare a nero quello che in chiaro ci costerebbe parecchio di più.

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@kuliscioff

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