C_4_articolo_2050538__ImageGallery__imageGalleryItem_0_imageDevo precisare alcune cose, perché il dibattito su Agnese Renzi, the Housewife of Cards  – pubblicato l’altro giorno su HuffPost – ha preso una brutta piega. Lo faccio qui perché su Twitter, più che argomenti in replica al post quello che è venuto fuori è un invito pressoché unanime a tacere – ché Agnese è questione privata. Peccato però che in quel post non si discuta affatto delle scelte personali della signora Agnese Renzi, ma della ipocrisia delle scelte pubbliche del di lei consorte – Matteo, attuale Presidente del Consiglio.

Il fatto, in breve: dopo la nomina di Matteo a Palazzo Chigi, Agnese Renzi si è messa in aspettativa da insegnante – anzi in “sospensione”, ché si dice così, apprendiamo grazie a Cristina Cucciniello, visto che Agnese non è di ruolo –  per dedicarsi ai figli. Rimasta abbastanza nell’ombra per un paio di mesi, irrompe sulla scena pubblica prima paparazzata in bikini sulla spiaggia di Rimini, poi dietro al marito in visita ufficiale in oriente. Non c’è nulla di casuale in questo: né nella riservatezza mediatica dei primi due mesi né in questa inedita visibilità delle ultime settimane. Queste cose fanno parte della comunicazione politica – di cui la consorte del leader, chiunque esso sia, è un pezzo che si progetta strategicamente esattamente come si fa con il profilo del leader, i suoi messaggi, la sua cifra pubblica.

I giornali si sono dedicati al fisico pazzesco ed al look grazioso di Agnese, e nessuno in questo giochetto leggero ha trovato nulla da ridire. Io sono stata invece colpita da un altro aspetto: la incongruenza politica tra il modello proclamato da Renzi e il modello praticato da Renzi. E – diciamo – non è stata presa bene, questa mia curiosità. Sebbene sia lo stesso Renzi  ad avermi abituato male – lui che ha sempre detto che un politico non può limitarsi solo a dire agli altri cosa fare, ma ha anche il dovere di dare lui l’esempio. Vabbé.

I principali contro-argomenti al mio post sono stati:

1 – Agnese è libera di fare quello che le pare: non lavorare per accudire i figli è una scelta personale legittima.

2- Il ruolo di First Lady sarebbe stato comunque incompatibile con quello di insegnante.

3 – Io che scrivo male di Renzi sono una persona cattiva.

Il terzo è il mio argomento preferito, soprattutto dopo Maleficent. Non replico: lo accolgo tout entier.

Il secondo è un non-argomento: in Italia non esiste il ruolo di First Lady che, al contrario, è una figura istituzionale in Francia e Usa dove le consorti dei Presidenti hanno un proprio budget, un proprio ufficio, un proprio staff ed una propria agenda di compiti e doveri.
Non è così invece nei sistemi non-presidenziali. In Gran Bretagna, per dire, Samantha Cameron, consorte dell’attuale Premier e madre di 3 figli, non ha smesso di lavorare quando David, il marito, è diventato Primo Ministro. Ed occasionalmente lo accompagna anche in eventi pubblici – senza averne il dovere.
Idem per Cherie Blair che non ha lasciato la toga da avvocato mentre il marito guidava il paese a Downing Street. Anche lei madre di prole numerosa, ed anche lei occasionalmente accanto al marito in alcune circostanze pubbliche: faceva insieme l’avvocato di grido, la madre di 4 figli, la moglie del Primo Ministro. Tanta roba.

In Italia, giusto per limitarci ai più recenti predecessori di Matteo Renzi, nessuno ha neanche mai visto la consorte di Enrico Letta, Gianna Fregonara, giornalista del Corriere della Sera. Anzi: un silenzio praticamente blindato che, anche qui, dimostra come non sia affatto vero che i media agiscano a prescindere. Se arriva l’ordine di lasciar stare qualcuno di importante, lo si lascia stare, punto. Quindi se Agnese avesse voluto continuare a stare nell’ombra avrebbe avuto l’ombra assicurata.
Più celebre della Fregonara sicuramente Veronica Lario, ma certo non per le performance a fianco dell’ex consorte-ex Premier. Quindi di che parliamo?
Niente obbligava o consigliava Agnese Renzi a portare la croce della accompagnatrice ufficiale del marito nelle visite di stato. Avrebbe potuto tranquillamente continuare a fare l’insegnante, avendo appena vinto il concorso – il sogno di una vita. Lasciare la scuola è stata quindi una sua scelta.

E qui veniamo alla obiezione numero uno: è stata una scelta legittima, non c’è dubbio. Ed una scelta privata, certamente. Tuttavia – constato – durante la campagna per le primarie 2012, quelle perse, era stato lo stesso Matteo a raccontare di Agnese che, mentre lui girava l’Italia sul camper Adesso, stava preparandosi per il concorso da insegnante. Di Agnese, addirittura, Matteo fece una specie di ‘esempio pubblico’ – della dedizione delle insegnanti precarie, della fatica delle donne-mamme per conciliare famiglia e lavoro, ecc – facendo di quell’esempio il pretesto per raccontarci l’altra Italia che aveva in mente lui – un’Italia con più asili e più servizi pensati proprio per loro, le donne-mamme, perché non avessero a dover rinunciare al lavoro per la famiglia.

Quindi possiamo anche raccontarci la storiella che Agnese è un personaggio privato e fa quello che le pare, e che libertà è anche scegliere di farsi mantenere dal marito ed accudire la prole. Ma allora dobbiamo secondo me anche metterci d’accordo su almeno un paio di cose:

1 – Le donne italiane fanno già in troppe – e senza particolare rammarico – le casalinghe. Questa sarà pure una bella tradizione ma quello che ci siamo raccontati sin qui, da quando rottamazione è cominciata, è l’esatto contrario. Ci siamo detti che i paesi che ammiriamo per il grado di sviluppo civile sono anche quelli in cui per le mamme lavorare è l’opzione normale, non la scelta eroica o straordinaria. E ci siamo detti queste cose giusto perché rinnovare il modello attuale – angelo del focolare – ci rende, come dire, più vicini all’Iran che alla Francia, visto che la parità si raggiunge favorendo l’indipendenza economica delle donne, non la loro subordinazione al consorte.

2- Le quote: Renzi ha piazzato donne ovunque per far salire l’Italia nelle classifiche internazionali sul gender gap. Mettiamo donne al top, lasciamo nel limbo tutte le altre?

Ecco, era su questo che avrei voluto stimolare la discussione con il post Agnese Renzi, the Housewife of Cards.

@kuliscioff

 

 

 

 

Pin It on Pinterest

Share This