di Kuliscioff per The Front Page

A pochi giorni si voterà per la segreteria milanese del Pd. Cioè, i plenipotenziari lombardi nomineranno il coordinatore accordando la maggioritaria preferenza a Francesco La Forgia. Persona rispettabilissima, FLF, oltre che coerente inseguitore della linea – perdere – sin qui mirabilmente impartita dai giovin signori del rinnovamento ambrosiano, capofila dei quali Pierfrancesco Majorino.

Ci siamo già occupati di Majorino. L’occasione si è presentata appena qualche giorno fa, quando un giovane consigliere comunale, Pierfrancesco Maran, annuncia di voler correre pure lui, e di volerlo fare per ragioni che a noi sono subito apparse promettenti. E non solo a noi. Perché di buona accoglienza, l’iniziativa dell’audace sfidante, ne ha suscitata anche altrove. In particolare nell’area – come si sarebbe detto una volta – “migliorista”.

Motivo di cotanto interesse è il discorso con cui Maran ha motivato la candidatura, e che più o meno suona così:

a)    il Pd milanese è un covo di reazionari anti-progressisti che gorgeggiano slogan frikkettoni pasteggiando Nero d’Avola da una terrazza sul Naviglio,

b)     parlano tra sé, e si trovano sempre concordi,

c)     ed oltretutto, perdono.

In sintesi: it must be change.

La cosa desta rumore: Maran sta sfidando il potere costituito, cioè Majorino e questo scatena un’offensiva mediatica senza precedenti, e non contro lo sfidante. Non solo The FrontPage e Le Ragioni.it, ma pure l’agenzia il Velino e addirittura l’Espresso si applicano a scovare le misteriose risorse dello sfidato – giovane, ma già esperto, dirigente politico. Ma di queste doti, neppure il settimanale gauchiste riesce a trovarne granché.

Il povero Majorino, stupito da cotanto accanimento,  si difende contro-intervenendo su  LeRagioni.it. e:

a) Respinge la responsabilità dei fallimenti elettorali

b) Respinge l’accusa di “massimalismo” e rivendica, piuttosto, il progressismo delle politiche del partito sotto sua gestione, ovvero: l’acqua pubblica, la laicità dello stato, la legalità. Ripeto: acqua pubblica, laicità dello stato, legalità.

c) Invita poi, manco a dirlo, all’unità di partito.

d) E finisce dicendo anche che la via della modernizzazione sono le primarie e l’apertura del partito alla società civile.

Tra le reazioni al pittoresco contributo, il più politicamente pesante lo sigla Pietro Bussolati il quale, candidato al Consiglio regionale della Lombardia, ha ottenuto una ragguardevole valangata di voti grazie, pare, ad una campagna fatta sulle cose concrete – quella dimensione dello spirito archiviata nei registri Pd come “inconoscibile”.

E pure nella sua risposta a Majorino, Bussolati non si perde in analitiche elucubrazioni ma va al sodo. A Majorino contesta infatti “un’analisi sul settore idrico limitata a ripetere a più il principio “acqua pubblica, acqua pubblica, acqua pubblica”. Perché – osserva, con nostro magno gaudio – “il settore idrico soffre di tubazioni antiche e danneggiate, grandi sprechi della preziosa risorsa (…) con evidenti danni ambientali, tariffe che non coprono i costi e che rendono necessari trasferimenti dalle tasse dei lavoratori (…). Il principale partito della sinistra – constata – non può abdicare al suo ruolo di faro del cambiamento e limitare la sua azione nel solo difendere un dannoso status quo. Cosa rispondiamo ai cittadini che ci chiedono servizi efficienti? Gli diciamo che a noi, indifferentemente dal grado di regolazione del settore, da chi decide le tariffe e gli investimenti, interessa solo che l’acqua resti pubblica?”

E non è finita.

“Penso inoltre – continua Bussolati – al tema del federalismo, giusto per fare un altro esempio, mentre il Governo a partecipazione leghista interviene abolendo definitivamente l’ICI, rendendo restrittivo il patto di stabilità e bloccando le addizionali locali, andando in contrasto con i principi di autonomia finanziaria degli enti locali, noi dovremmo (ma non riusciamo) a lanciare da Milano un grido di chiarezza sulla necessità di avvicinare i tributi al loro utilizzo.”

Lo so, uno che dice cose così ardite, le dice in pubblico e ci prende pure i voti…non si sa proprio a quale misteriosa specie politica farne risalire l’appartenenza. Di certo non è la stessa di Majorino.

Bussolati, evidentemente, sostiene Maran. Ma non è certo la poltroncina in materiale riciclato sulla quale siede il coordinatore dei circoli cittadini la posta in gioco. Ma dico, ve lo immaginate quanto sarebbe bello alle prossime comunali sfidare la Moratti (o chiunque il centro-destra candiderà) con un progetto di rinnovamento liberale coniugato a fairness e trasparenza, tagli alla spesa pubblica e innovazione?

Confido dunque si diano da fare questi due per tirarli fuori quanto prima i temi testé enunciati, a cominciare dall’acqua. E, se è il caso, fare proprio dell’acqua (e della liberazione dal controllo politico di ogni altro settore dell’economia pubblica), la bandiera del riscatto progressista ambrosiano.

Post Scriptum

L’ex Presidente della Provincia di Milano, candidato sconfitto alle ultime regionali, braccio destro di Pierluigi Bersani, tuttora consigliere provinciale nonostante la successiva elezione in consiglio regionale, cioè Filippo Penati, ha annunciato il varo del gruppo consiliare “Penati Presidente”, a ricordare che è lui il capo della coalizione. La coalizione che ha perso due elezioni di fila.

Pin It on Pinterest

Share This